Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/51

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libro secondo. 29

dallo uso di cose tali, sò quanto e’ sia difficile, condurre una opera che in lei sieno le parti congiunte con degnità, commodità, et gratia, cioè che elleno habbino si le altre cose da esserne lodate, si ancora una varietà di ornate parti, qual si ricerca alla convenienza, et ragione delle proportioni: è certo questa, o Dio, cosa grande, ma il coprire tutte queste cose, con Coperture accommodate, destinate, convenienti, et atte, io giudico che non sia opera se non da savio, et sagace ingegno. Finalmente quando tutto il modello, et la inventione della opera piacerà grandemente a te, et a gli altri di ciò esercitatissimi, in modo che tu non vi habbia dentro dubbio alcuno, o che tu deliberi che e’ non vi sia cosa alcuna, che si possa meglio esaminare: Io ti avertisco, che tu non corra a furia, per desiderio di edificare, a cominciare la opera, rovinando muraglie antiche; o a gittare i grandissimi fondamenti di tutta la opera, il che fanno gli inconsiderati, et i furiosi; Ma se tu farai a mio modo soprassederai per alcun tempo, tanto che questa approvata inventione diventi vecchia. Come quello, che finalmente ti ravedrai di tutte le cose, quando non tirato dallo amore della tua inventione, ma da le ragioni del discorso, ne giudicherai più consideratamente. Percioche in tutte le cose, che si hanno da fare, il tempo ti mostrerà assai cose, che tu contrapeserai, et considerai, le quali se ben tu fusti accuratissimo, ti erano fuggite.


Che altri non si debbe metter a imprese, che sieno oltre alle forze sue, nè contrastare alla natura, et che e’ si debba considerare non solo quel che tu possa, ma quel che ti si convenga, et in che luogo quel che tu harai a fare.

cap. ii.


NEl riesaminare i modegli, è di necessità che infra le ragioni da esaminarsi ti si faccino innanzi queste cose. Primieramente che tu non ti metta a cosa, che sia sopra la possanza de gli huomini, et che tu non ti accinga a far cosa, che e’ si habbia a combattere del tutto contro alla natura delle cose. Et se bene alcuna volta si contrasta contro la forza della natura con qualche mole, o con qualche forza si storce, ella pure è tale che ella saprà superare, et gittar via ciò che se gli contrappone, et l’impedisce; et ogni repugnantissimo ostacolo (per dir cosi) di tutte le cose, che se gli oppongono con la (di giorno in giorno) continova perseveranza, col tempo, et con la abbondanza, rovina et getta per terra il tutto. Quante infinite cose fatte dalle mani degli huomini leggiamo, et veggiamo, noi non essere durate; non per altra cagione, se non perche elleno contendevano contro alla natura delle cose? chi non si riderà di colui che fatto un ponte sopra le Navi nel Mare haveva disegnato di cavalcarlo? o chi non harà più tosto in odio la pazzia di questo insolente? Il Porto di Claudio sotto Hostia, et appresso a Terracina il porto di Adriano, opere certo per ogni conto eterne: Niente di manco noi veggiamo, è già gran tempo, che per haver serrate le bocche dalla rena, et ripieni i seni, sono interamente mancanti, per lo assiduo combattimento del Mare, che senza riposo percotendoli, più l’un giorno che l’altro, gli vince. Che pensi tu adunque, ch’e’ ti habbia a intervenire in questi luoghi, dove tu ti sarai deliberato di contrastare, o di rimovere del tutto gli impeti delle acque, o il grandissimo incarco delle ripe che rovinano? Il che poi che è cosi, bisogna che noi non ci mettiamo a far cose, che non si convenghino a punto a la natura delle cose; dipoi si debbe avertire di non si mettere a fare cosa, che nel farla si habbia a mancare a se stesso, rimanendo ella imperfetta. Chi non harebbe biasimato Tarquino Re de Romani, se gli alti Dii non havessero porto favore alla grandezza della Città, et se nel crescere dello imperio, non

si