Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/68

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46 della architettura

intorno intorno fenza spiraglio alcuno: sonsi similmente trovate alcune ranocchie, et granchi, ma morti. Et io fo fede, che in questi tempi si sono trovate in mezo d’un bianchissimo marmo frondi di alberi. Il Monte Vellino, che divide gli Abruzzesi da’ Marsi, altissimo più di tutti gli altri, è in tutta la sua cima calvo per una Pietra bianca, et viva: Quivi dalla parte, che guarda verso l’Abruzzi, si veggono per tutto pietre spezzate, piene d’imagini simili alle cocchiglie Marine, non maggiori, che tu non le potessi tenere sotto la palma della mano. Che cosa è quella, che in quel di Verona si raccolgono ogni giorno Pietre, che sono per tutto in terra, intagliate con la forma del Cinquefoglie, con linee terminate, et uguali, scompartite attissimamente, et essattamente finite, et poste l’una sopra l’altra con tanta mirabile arte della natura, che certamente non è alcuno mortale, che possa imitare cosi a punto la sottigliezza dell’opera: et quel ch’è più da maravigliarsi è, che non si truova sasso nessuno di questa sorte, che non stia sozzopra, et che non cuopra questa sua scultura. Onde penserai facilmente, che la natura non habbia fatte tali sculture, con tanto suo artificio, per fare maravigliare gli huomini, ma per suo spasso. Hor torniamo a proposito. Io non baderò quì a raccontare, come e’ bisogni adattare la gola della fornace, et la volticciuola, et la bocca, et più adentro la sedia del fuoco, accioche la fiamma riscaldatasi, respiri, et accioche ella si stia quasi che in certi suoi confini, et che tutta la possanza, et vigore del fuoco concorra, et aspiri solamente a cuocere l’opera. Nè seguiterò di dire in che modo si debba accendere a poco a poco il fuoco, et non lo tralasciare mai, insino a tanto che dalla cima della fornace, esca la fiamma pura, et senza punto di fumo, et che gli ultimi sassi sieno diventati quasi di fuoco. Et che la Pietra non è cotta se non quando la fornaciata per le fiamme gonfiata, et apertasi, sarà poi calata, et riserratasi insieme. Maravigliosa cosa è a vedere la natura del fuoco, percioche se tu levarai il fuoco di sotto alla cotta, diventerà la fornace a poco a poco tiepida da basso, ma sopra da alto sarà ancora di fuoco. Ma perche nel fare gli edificii habbiamo bisogno non solamente della Calcina, ma della Rena ancora, dobbiamo al presente trattare della Rena.


Delle tre sorti, et delle tre differentie delle Rene, et della diversa materia di che si fanno le muraglie in diversi luoghi.

cap. xii.


DI tre sorti sono le Rene: di Cava, di Fiume, et di Mare: la migliore di tutte queste è quella di Cava, et è questa di molte sorti: nera, bianca, rossa, incarbonchiata, et ghiaiosa: ma s’alcuno mi dimanderà che cosa è Rena, io forse gli risponderò, che ella è quella che sia fatta (rotte le maggiori pietre) di minutissime pietruzze. Ancora che a Vitruvio paresse che la Rena, et massimo quella, che in Toscana si chiama incarbonchiata, fusse una certa sorte di terra abbruciata, et fatta divenire non più soda, che la terra cotta, et più tenera, che il Tufo, da i fuochi rinchiusi sotto i monti dalla natura delle cose. Ma lodano sopra tutte queste Rene il carbonchio. Io ho considerato, che in Roma egli usarono ne publici edificii, non però ne minori, la rossa. La più cattiva di quelle di Cava è la bianca. La ghiaiosa nel riempiere i fondamenti è commoda, ma infra le migliori, nel secondo luogo tengono la ghiaia sottile, et massimo la cantoluta, et che non hà in se punto di terra, come è quella, che si truova appresso i Vilumbri. Dopo questa lodano la Rena di fiume, che si cava, levatane di sopra la prima scorza, et infra quelle de fiumi, quella de Torrenti, et infra queste è migliore quella che è infra monti, dove le acque hanno maggior pendio. Nell’ultimo luogo viene la Rena, che

si