Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/67

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro secondo. 45

pallidezza, colore rossigno: queste ultime son più serrate, che le prime. Infra queste ultime, quella sorte che è più rossiccia, è più tenace. Infra quelle prime, quella che è più pura, serve nell’opere di stucchi a fare statuette, et cornici più bianche. Presso a Rimini si truova gesso sodo, che tu crederesti che fosse Marmo, o Alabastro: di questo ho io fatto segare con la sega a denti, Tavole per impiallacciature commodissime. Accioche io non lasci indietro cosa alcuna, ogni gesso, è di necessità romperlo, et tritarlo con martelli di legno, tanto ch’e’ si converta in farina, et serbarlo amontato in luogo asciuttissimo, bisogna adoperarlo presto, et datali la acqua, subito metterlo in opera. Ma la calcina per l’opposito non bisogna pestarla, ma bagnare le zolle cosi intiere, et bisogna certo ch’ella si spenga assai tempo innanzi, et con gran copia d’acqua, prima che tu la metta in opera, et massimo per metterla ne gli Intonichi: accioche se e’ vi fusse alcuna zolla, che non fusse dal fuoco cosi cotta à bastanza, con lo stare assai in molle si risolva, et si liquefaccia: Percioche quando ella si mette di subito in opera, non bagnata, o spenta a bisogno, ella ha certi sassolini in se ascosi, crudi, che con il tempo si corrompono, et gettano per ciò dipoi certe cocciuole, onde il lavoro non viene pulito. Aggiugni che alla calcina non bisogna dar una gran copia d’acqua a un tratto, ma bisogna si spenga a poco a poco, bagnandola, et ribagnandola più et più volte, insino a tanto, che ella al certo se ne sia inebriata: di poi in luogo anzi che no humidetto, et all’ombra, senza mescolarvi cosa alcuna, si debbe serbare stietta, coperta solamente di sopra, con poca rena, insino a tanto che per lunghezza di tempo più liquidamente si lieviti. Et hanno trovato che la calcina con questo suo lungo lievitarsi, acquista grandissima virtù. Io veramente ne ho veduta per antichissimi, et abondantissimi strati di quella, che è stata lasciata abbandonata (come per molte conietture si vedeva manifesto) per più che cinquecento anni; Et poco fa ritrovata, la veddi humida, et liquida et (per dire cosi) in modo matura, che di gran lunga superava la liquidezza del mele, et del midollo delle ossa. Et non è certo cosa alcuna, che si possa trovare più di questa commoda a qual tu voglia uso: Vuole più rena il doppio se tu la torrai cosi, che se tu la torrai di subito. In queste cose adunque la calcina, et il gesso non convengono: ma nell’altre si bene. Lievala adunque subito dalla fornace, et mettila all’ombra, et in luogo asciutto, et poi ti bisogna spegnerla, perche se tu la serbassi, o nella fornace stessa, o altrove al vento, o alla Luna, o al Sole, et massimo di state, si risolverebbe prestissimamente in cenere, et diventerebbe disutile. Ma di loro sia detto a bastanza. E ne avertiscono che le Pietre non si mettino nella fornace, s’elle non si spezzano in pezzi non minori che zolle: lasciamo stare, ch’elleno più facilmente si cuocono, e’ s’è trovato che nel mezo delle Pietre, et massimo delle tonde, sono alcuna volta certe concavitati, nelle quali rinchiusa l’aria, arreca danni grandissimi: Percioche acceso il fuoco nella fornace, egli aviene mediante o il fuoco, o pure il freddo, che va allo indentro, che ella aria si ristringa, o pure che riscaldandosi finalmente essa Pietra, la medesima aria si converta in vapore; Et è certo ch’egli rigonfia, et rompendo per ogni verso la prigione, in cui si trova, con scoppio, et impeto grandissimo le ne esce, et disturba, et manda sozzopra tutta la massa della fornace; et sono alcuni che hanno visto nel mezo di simili Pietre esservi animali vivi, si di altre diverse sorti, si ancora uno Verme, che ha la stiena pilosa, et assai piedi, i quali certo sogliono arrecare alle fornaci molto danno. Et soggiugnerò in questo luogo alcune cose degne di memoria, vedutesi a tempi nostri; percioche noi non scriviamo queste cose solamente alli artefici, ma alli studiosi ancora di cose degne, perilche ci giova di mescolarci alcuna volta cose, che dilettano, pur che le non sieno fuori di proposito, nè discosto dalla intentione nostra. A Papa Martino fu portata una certa serpe, trovata in Latio dalli scarpellini nelle cave, che si viveva in uno certo gran sasso voto dentro, et chiuso


in-