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44 della architettura

Della natura della Calcina et del Gesso; de l’uso, et della sorte loro; in quel che elle convenghino insieme, et in quel che elle sieno differenti; et d'alcun’altre cose degne di memoria.

cap. xi.


CAtone Censorino biasima la calcina, che si fa di Pietra varia, et non vuole che quella che si fa di felice sia buona ad opera alcuna; oltre ch’a fare la calcina, è molto inutile ogni pietra, che sia esausta, et arida, et che si disfaccia, et che nel cuocerla il fuoco non vi truovi che consumare, come sono i tufi, et le Pietre bigiccie, et pallide, che sono presso a Roma ne Fidenati, et ne Campi Albani. Bisogna volere che la calcina sia lodata da quei, che sanno, che ella pesi il terzo manco, di quel che ella pesò cruda. Oltre che la Pietra ancora, che per natura è troppo sugosa, o troppo humida, si invetria di modo al fuoco, che non è utile a farne calcina. Plinio dice che la Pietra verde, cioè il Serpentino resiste al fuoco grandemente; ma noi sappiamo certo che il Porfido non solo non si cuoce per le fiamme, ma stando in una fornace non lascia mai cuocere i sassi, che gli sono intorno, à bastanza. Nè vogliono ancora le Pietre che tenghino di terra, perche la calcina poi non riesce stietta. Ma gli Architettori antichi lodano grandemente la calcina, che si fa di Pietra molto dura, et molto serrata, et massimo bianca, et pensono che questa non sia scommoda, et a tutti gli altri usi, et nel fare le volte ancora fortissima. Nel secondo luogo lodano quella calcina che si fa di Pietra leggieri in vero, o atta a putrefarsi, ma spungosa, et pensano che questa per lo intonicare sia la migliore, et più trattabile delle altre, et che renda le opere più splendide. Et io ho veduto in Francia che gli Architettori non hanno usata altra calcina, che quella che si fa di frombole (raccolte de fiumi) nericcie, et molte dure, che tu diressi, che fussero felici. Et niente dimeno egli è certo che ella si nelle opere di Pietra, si in quelle di mattoni, ha mantenuto gran tempo eccellente fermezza. lo truovo appresso di Plinio, che la calcina che si fa delle Pietre da far Macine, è molto commoda ad ogni cosa, ma io ho visto per esperienza, che di quella Pietra da Macine, che pare che sia macchiata di gocciole di sale, per essere più rozza, et in oltre più arida, non ne succede questo; ma di quella, che non è macchiata di sale, ch’è più serrata, et che quando si lavora con ferro fa la polvere più sottile, ne succede benissimo. Hor sia la Pietra come si voglia, la di cava sarà molto più utile per fare calcina, che quella, che si raccoglie; et migliore sarà quella, che si caverà di cava ombrosa, et humida, che quella che si caverà di una che sia arida; più trattabile di Pietra bianca, che di nericcia. In Francia presso alle Regioni marittime delli Edui, per carestia di Pietra fanno la calcina di Ostrighe, et di Cochiglie. E’ ancora una sorte di calcina di gesso, che si fa ancor’esso di Pietre cotte, ancora che e’ dicono che et in Cipri, et in quel di Tebe, il gesso si cava delle cave, cotto dal Sole nella superficie della terra. Ma ogni Pietra che se ne fa gesso, è differente da quella che se ne fa calcina: perche ella è tenerissima, et atta a disfarsi stropicciandola, eccetto che una che si cava in Siria, che è durissima. In questo ancora è differente, che la Pietra per gesso non vuole più che venti hore; et quella per fare calcina non vuole manco di sessanta ad essere cotta. Io ho considerato che in Italia son quattro sorti di gesso, due che traspaiono, et due nò, di quelle che traspaiono, l’una è simile alle zolle dell’Alume, o più tosto dell’Alabastro, et lo chiamano cipollato, per essere fatto di sottilissimi scogli, congiunti l’uno sopra l’altro. L’altra è ancora scagliola, ma più presto si assomiglia a sale nericcio, che allo alume. Quelle sorti, che non traspaiono, si assomigliano amendue alla creta molto serrata; ma l’una è alquanto bianchiccia, et pallida, l’altra ha mescolato con questa

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