Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/65

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libro secondo. 43

mattoni è mescolata una certa parte di Rena, et massimo della rossa; truovo che e’ vi mescolavano terra rossa, et marmo ancora. Habbiamo provato che d’una medesima terra, faremo mattoni più saldi, et più duri se noi ne porremo a lievitare prima una massa, come se volessimo far pane, et dipoi la maneggeremo, et dimeneremo più volte, che ella sia quasi come cera, et purgatissima da ogni sassolino: Diventano i mattoni nel cuocersi in modo duri, che per la molta fiamma si convertono in durezza di pietra, et fanno una corteccia soda, o sia per il fuoco, mentre si cuocono, o venga pure dall’aria, mentre si rasciugano: il che medesimamente aviene al pane. Sarà adunque bene il farli sottili, accioche habbino più di cortecccia, et manco di midolla. Et in questi si può fare esperienza che se si faranno lisci, et puliti, dureranno assai contro alle tempeste. Il medesimo adviene ancora a tutte le terre pulite, che non sono mangiate dalla ruggine: et pensasi che i mattoni si debbino ripulire, et arrotare molto bene, o subito che si cavano della fornace, prima che si bagnino; o bagnati innanzi che e’ si rasciughino; percioche bagnato una volta, et poi rasciutto, indurisce in modo, che consuma, et guasta il taglio al ferro; ma noi li arrotiamo più commodamente quando sono nuovi, et che ancora cuocono. Tre furono le sorti de’ mattoni appresso delli Antichi. Il primo era lungo tre quarti di braccio, et largo mezo braccio. Il secondo era di cinque ottavi di braccio per ogni verso. Il terzo era di mezo braccio per ogni verso. Noi veggiamo ne gli edificii, et massimo ne gli archi, et nelle commettiture, mattoni larghi uno braccio per ogni verso. Raccontano che gli Antichi non gli usaron d’una medesima sorte ne gli edificii pubblici, et ne privati, ma usarongli maggiori ne gli edificii publici, et de i minori facevano gli edifici privati. Io ho avertito et in altre muraglie, et nella via Appia ancora, che vi sono varie sorti di mattoni maggiori et minori, et mi penso che gli usassero variamente, et che e’ facessero, non solamente quel che fusse ad utilità, ma tutto quello che venisse loro in fantasia, o che e’ pensassero, che facesse a bellezza. Ma per non dire cosi ogni cosa; Io ho veduti mattoni, che non sono più lunghi di sei dita, nè più grossi di uno, nè più larghi di tre; ma con questi facevano il più delle volte gli ammattonati per coltello a spiga. Io lodo più che gli altri i triangolari, che e’ facevano in questo modo: Facevano uno mattone per ogni verso di uno mezo braccio, grosso uno dito et mezo, et mentre che egli era fresco, lo fendevano con due linee a traverso dall’uno angolo opposito all’altro, insino al mezo della sua grossezza: Et di quì havevano quattro triangoli uguali. Questi mattoni havevano queste commoditadi: e’ vi andava manco creta, assetavansi meglio nelle fornaci, cavavansene più commmodamente, mettevansi in opera con più abilità, come che in una mano se ne tenevano quattro, il Maestro nel murare con poca percossa gli divideva l’uno dall’altro, et con le teste di questi, faceva apparire gli ordini della muraglia di fuori di mezo braccio, mettendo lo angolo allo indentro; Onde la spesa era minore, l’opera se ne rendeva più gratiosa, et la muraglia più ferma; percioche parendo che nel muro non fusse mattone se non intero, collegati gli angoli a guisa di denti, nè ripieni delle mura, rendevano la muraglia fermissima. Fatti i mattoni, non vogliono si mettino nelle fornaci, prima che sieno secchissimi; et dicono che e’ non sono secchi, se non in capo a duoi anni; et affermano che e’ si seccano meglio all’ombra, et al Sole. Ma di questi ancora sia detto a bastanza, se già tu non ci aggiugni, ch’eglino avertirono, che a fare queste opere, che si chiamano lavori di terra, in fra l’altre è eccellente la terra Samia, l’Aretina, et la Modenese, in Hispagna la Saguntea; et la Pergamea in Asia. Nè per esser breve lascerò questo indietro, che tutto quello, ch’io ho detto insin quì de mattoni, il medesimo si debbe osservare ne tegoli per i tetti, ne gli embrici, et nelle doccie, et finalmente in ogni opera di terra cotta, et di lavori di terra. Habbiamo trattato delle Pietre, restaci a trattare della Calcina.


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