Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/64

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42 della architettura

che quando sopra di loro cade acqua piovana, se gli illiquidiscono le congiunture, et tutto il muro diventa di un pezzo. Cavasi in Asso di Troade il Sarcophago, che si congiugne per le sue vene atte al fendersi: se in questa pietra si sotterrano corpi molti, si consumano tutti, eccetto però che i eterni, innanzi a quaranta giorni; et quel che ti farà più maravigliare, è che i calzari, le veste, et tutte le altre cose, che con i corpi vi si mettono, si convertono in pietra. Contraria a questa è la pietra Chernite, nella quale fu sepolto Dario, perche conserva i corpi interi gran tempo. Ma di loro sia detto a bastanza.


Onde venisse l’usanza de Mattoni, et in che tempo si habbino a fare: che forma habbino ad havere: quante sieno le sorti loro: et della utilità de triangoli: et brevemente de labori di terra.

cap. x.


EGli è certamente manifesto che gli Antichi in cambio di Pietre usarono molto volentieri i mattoni. Io certo credo che da prima gli huomini fussero spinti ad usurpare in cambio di Pietre il fare i mattoni per li edificii, mediante la carestia, et la necessità delle cose; ma veduto poi, quanto quella sorte di muraglia sia facile alle opere, commoda all’uso, atta alla bellezza, costante, et ferma alla eternità, seguitarono di fare si l’altre cose, si ancora gli edificii Regii di mattoni. Ultimamente poi o pure a caso, o per industria, ch’e’ si fosse, conoscendo quanto il fuoco valesse a rassodare, et a fare forti detti mattoni; perseverarono hor quà hor là ad inalzare ogni muraglia con detti mattoni cotti. Et per quanto io ho considerato ne gli antichi edificii, Io certo ardirò di dire questo, che e’ non si truova cosa alcuna più commoda a qual tu ti vogli uso di edificii, che il mattone non crudo, ma cotto: dove pur sia usata ragione, et modo nel cuocerlo. Ma diremo altra volta le lodi delle opere di terra cotta. Sia a nostro proposito che nel fare i mattoni bisogna lodare quella terra che tiene di creta, et biancheggia. Lodasi ancora la rossiccia, et quella, che si chiama sabbione maschio. Debbesi schifare la renosa, et quella, che al tutto è sabbionosa; et più che l’altre la pietrosa; percioche nel cuocersi la cosi fatta si torce, et fende; et troppo cotta, da per se si consuma. Non pensano che sia da fare i mattoni subito cavata la terra, ma comandano che la terra si cavi nello Autunno, et per tutto lo Inverno si lasci macerare insieme, e nella Primavera poi, che se ne faccia i mattoni: Percioche se tu gli farai di Inverno, è cosa manifesta che per i diacci si fenderanno; et se tu gli farai nel mezo della State, nel seccarsi si fenderanno in pelle in pelle per il gran caldo. Ma se per necessità pure ti bisognasse farli di Inverno a gran freddi, cuoprili subito di rena asciutissima; et se nella più calda State, cuoprili con paglie humide: Percioche tenuti in questa maniera, non si fendono, et non si torcono. Sono alcuni, che vogliono che i mattoni si invetrino: se pure tu gli vorrai cosi, bisogna avertire che e’ non si faccino di terra sabbionosa, o troppo magra, o troppo arida: Percioche e’ si succerebbono il Vetro: ma bisogna farli di terra che biancheggi, et che sia morvida; et bisogna che si faccino sottili; percioche que’ che sono per sorte troppo grossi, si cuocono malagevolmente; et raro è che e’ non si fendino: ma se ti bisognerà pur farli troppo grossi, provederai a questa incommodità in gran parte, se tu farai loro insino a mezza la loro grossezza con un fuscello uno o più buchi, accioche quindi si possino meglio rasciugare, et cuocersi, andandosene il vapore et quasi che sudore per questi buchi. I Vasellai mettono, sopra le stoviglie il colore di creta bianca, onde aviene che il Vetro fatto liquido vi fa sopra una pelle ugualissima: quello medesimo gioverà ancora al fare de mattoni. Io ho considerato ne gli edificii delli Antichi, che ne

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