Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/70

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
48 della architettura

Se la osservatione del tempo giovi nel principiare gli edificii: qual sia il tempo conveniente: con che preghi, et con quali augurii s’abbia a pigliare un tal principio.

cap. xiii.


REstaci, apparecchiate le cose, che noi habbiamo dette; cioè Legnami, Pietre, Calcine, et Rene, che hora noi passiamo a trattare della ragione, et del modo di fare gli edificii. Percioche a provedere ferro, rame, piombo, vetro, et altre cose simili, non hai bisogno di maggiore industria, che di comperarli, et di mettergli insieme, insino a tanto, che nel fare l’opera non ti manchino; ancor che dello sceglierli, et del distribuirli, ne diremo a lor luoghi, le quali cose concorrono a dare fine alla opera, et ad adornarla. Et noi come se proprio havessimo a fare, et ad edificare quella opera di nostra mano propria, cominceremo la cosa da essi fondamenti. Ma quì bisogna che io ti avertisca di nuovo, che e’ ti conviene considerare i tempi, havere rispetto alle cose publiche, et alle private nostre, et de nostri quali elleno sieno; accioche noi non ci mettessino a fare alcuna cosa, che per essere cattivi temporali, ci arrecasse invidia addosso, perseverando nel murare; o ci arrecasse danno se si fermasse il murare. Aggiugni che principalmente bisogna havere rispetto alle stagioni de tempi, perche e’ si vede che quelle muraglie, che si fanno d’inverno, et massimo ne luoghi freddi, diacciano. Et quelle, che si fanno in luoghi caldi, et massimo nella state, diventano aride, prima c’habbino fatto la presa. Per questa cagione ne avertiva Frontino Architettore, che a fare una opera bisognava che le stagioni de tempi fussero accommodate; che son buone dal principio di Aprile insino al principio di Novembre; tracciando però il maggiore impeto della calda state. Ma io stabilisco che e’ si debba affrettare o indugiare secondo la varietà de luoghi, et secondo il Cielo; Et però se tu sarai a ordine, si con queste cose, si con le altre, che di sopra habbiamo racconte, ti bisognerà ultimamente disegnare la pianta della opera, che tu vorrai fare nel terreno; segnando gli spatii con la loro misura, degli angoli, et delle linee. Et alcuni sono che ne avertiscono che e’ si debba nelle edificationi osservare, o aspettare buon punto, et dicono che importa grandissimamente il punto, nel quale qualunque cosa debbe cominciare ad havere da prima lo essere; et si dice che Lucio Tarutio ritrovò il Natale di Roma per havere notati successi della fortuna. I savissimi Antichi raccontano che questo momento del principiare le cose ha tanta possanza nelle cose che hanno da succedete, che Iulio Firmico Materno racconta che e’ furono alcuni, che dissono di havere trovato il punto, nel quale hebbe principio il Mondo, et di ciò haverne fcritto accuratissimamente; percioche Esculapio, et Annubio, et Petosiro, et Necepso, che seguirono costoro, dicono che il suo principio fu nell’uscire fuori dell’Orizonte la Luna in mezo del Granchio, essendo il Sole in Leone, Saturno in Capricorno, Giove in Sagittario, Marte in Scorpione, Venere in Libra, et Mercurio in Vergine. Et veramente se noi ne giudichiamo bene, i tempi possono assai nel più delle cose; Percioche, che cosa è quella che dicon? che nel minore dì dell’anno, il Puleggio arido, fiorisce; le Vesciche gonfiate scoppiano; le foglie de Saliconi, le grannella delle Mele si torcono, et si voltano; le minute venuzze de fegati delle Cocchiglie, crescono, et scemano secondo che cresce, o scema la Luna. Io certamente se bene non credo tanto a professori di questa scienza, et osservatori de Tempi, che io pensi, che con le arti loro possino dare una determinata fortuna alle cose; non penso però sia da disprezzarli, se e’ disputeranno alcuna volta che i prescritti si fatti tempi, mostrandolo il Cielo, possono molto nell’una, et nell’altra parte. Ma sia la cosa come si voglia. Lo osservare quello che e’ ne avertiscono, se

gli