Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/90

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68 della architettura

chiodi doppiamente, con i quali si fermino i canti, i mezi, et i lati loro. Vogliono che gli aguti, che hanno a reggere pesi per il traverso, si faccino assai grossi; Ma non biasimano gli altri, se saranno sottili, ma gli vogliono più lunghi, et con il capo più largo. Gli aguti di bronzo allo scoperto, et allo humido, durano grandissimo tempo; que’ di ferro nelle opere al coperto, et allo asciutto, truovo io, che hanno più nervo. Dove sia si fatto il costume, si sono dilettati di fermare le impalcature con perni di legno. Et quelle cose che noi habbiamo dette delle impalcature di legname, si debbono ancora osservare nelle travi di Pietra. Imperoche quelle vene, et que’ difetti che sono per il traverso, si debbono lasciare stare, per lo uso delle travi, per fare le colonne: O se e’ saranno difetti non molto grandi, et leggieri, i lati della Pietra; ne’ quali appariranno, quando si metteranno in opera, si rivolteranno all’insuso. Le vene, che vanno per lo lungo, in qual tu ti voglia travi, saranno più tollerabili, che quelle che vanno per il traverso. Le tavole, o assi di Pietra ancora si per altri conti, si per amore della gravezza loro, non si debbono porre troppo grosse. Finalmente le assi, i correnti, o le travi, che si mettono nelle impalcature, o di Legno, o di Pietra, non si debbono mettere nè in modo sottili, nè in modo rare, che elle non sieno bastanti a reggere et se stesse, et gli altri pesi: Et per l’opposito, non anco tanto grosse, nè tanto l’ una sotto l’altra, che le faccino l’opera men bella, et disforme. Ma della forma, et gratia della opera ne diremo altrove. Et pertanto delle impalcature di linee diritte sia detto a bastanza. Se già non ci manca, che io ti avvertisca di quello certo che io penso si debba in ogni opera osservare. Hanno considerato i Fisici, che la natura nel formare i corpi de gli animali usò talmente di finire l’opere sue, che ella non volse mai che le ossa in alcuno luogo fussino lontane, o separate dalle altre ossa; cosi noi ancora appiccheremo le ossa alle ossa, et con nervi, et legature le confermeremo benissimo, accioche l’ordine, et il collegamento delle ossa sia quello solo, mediante il quale, se bene vi mancassino le altre cose, rimanga la opera quasi come finita, con le sue membra, et fortezze.


Delle Impalcature, o Tetti di linee torte; de gli Archi, et loro differentia, et del modo del farli, et del mettere insieme le Pietre de gli Archi.

cap. xiii.


VEgnamo a parlare delle impalcature di linee torte, et quelle certamente considereremo, le quali in tutti i loro affari, corrispondono pienamente alle impalcature di linee diritte. Il Palco di linee torte lo fanno gli archi, et noi dicemmo, che l’arco era una trave piegata. Intracorronci ancora in questo luogo legamenti, et ci si aggiungono cose da riempiere i voti, ma io vorrei essere inteso più apertamente nel dire, che cosa sia esso arco, et di che parti e’ sia composto. Imperoche io penso, che gli huomini impararono a gittare gli archi da questo: Cioè che e’ vedessino, che due travi aggiuntatesi insieme con le teste, et allargatesi di piedi da basso in diverse parti, si potevano per la loro annestatura, et per i pari pesi, fermare l’una contro l’altra commodamente; piacque loro questa tale inventione, et con questo modo: cominciarono a porre i tetti, che piovessino in diverse parti. Dopo questo non potendo per aventura coprire, come forse harebbono voluto, uno spazzo maggiore, per non havere travi tanto lunghe, posono infra le teste delle travi nel mezo un legno a traverso di sopra, talmente che elle fussero quasi come appresso de Greci è la lettera P, et quello che e’ vi messono, chiamarono forse Conio; succedendo da questo la cosa bene, multiplicativi conii, sguardando la fatta effigie di cosi fatto arco, satisfece loro: Et trasfe-


ren-