Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/133

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cosimo bartoli 104

tissimo suo giudizio, di aprire una strada facile e sicura a’ giovani che inesperti si dilettàvano di questa nobilissima arte, e di svegliarli a bene operare in essa con regole ferme e stabili. Forse buona cagione, che in processo di tempo si avesse in detta arte a fare progressi tali, quali si veggono essersi fatti. Poichè in questo nostro Secolo non si ha ad avere invidia alle bellissime statue de’ lodatissimi Scultori antichi Romani, come già dimostrò il nostro Donato, e non molti anni sono ha dimostro il sempre divino Michel Agnolo Buonaroti, e dopo lui Baccio Bandinelli, Benvenuto Cellini, ed ultimamente voi. In maniera che oltre alle molte altre statue, che di tutti voi si ritruovano, si veggono non senza gran maraviglia degli uomini, in su la piazza del regale palazzo di loro altezze, la bellissima Giuditta, il maravigliosissimo colosso del Davitte, il robustissimo e fiero Ercole, il maestrevolissimo Perseo con i lodatissimi suoi adornamenti, ed il vostro più di tutti gli altri grandissimo Nettuno, cavato insieme con le altre tre statue con sì maestrevole arte in di uno solo stesso pezzo di marmo, che non solo fanno maravigliare chi attentamente gli riguarda, ma rimanere quasi che stupidi, considerando l’ingegno, l’arte, l’industria, la diligenza, l’amore, e la non mai lodata abbastanza maestria di tutti voi altri. Contentatevi adunque che questi