Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/139

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
110 della statua

i loro lavori, credi tu, che finalmente fosse riuscito loro il poterli fare comodissimamente e senza errori? E che lo Statuario potesse fare tante eccellenti e maravigliose opere, a caso piuttosto, che mediante una ferma regola, e guida certa, cavata, c tratta dalla ragione? Io mi risolvo a questo, che di qualsivoglia arte, o disciplina, si cavino dalla natura certi principi, e perfezioni, e regole; le quali se noi, ponendovi cura, e diligenza, vorremo esaminare, e servircene, ci verrà indubitatamente fatto benissimo tutto quello, a che noi ci metteremo. Imperocchè siccome noi avemmo da essa natura, che di un troncone, o di un pezzo di terra, o di altra materia, come si è detto, noi conoscessimo, mediante alcuni lineamenti che si trovano in esse materie, che potevamo fare alcune cose simili alle sue; così ancora la medesima natura ci ha dimostri certi ajuti, e certi mezzi, mediante i quali noi potremo con via certa, e sicura regola, operare quel che vorremo. A’ quali quando noi avvertiremo, e ci vorremo di essi servire, potremo facilissimamente e con grandissima comodità arrivare al supremo grado di quest’arte. Ora quali sieno quegli ajuti che son dati dalla natura agli Statuarj, dobbiamo noi dichiarare. Poichè gli Statuarj vanno dietro ad imitare le somiglianze, ovvero le similitudini, si debbe incominciare da essa somiglianza. Io potrei qui