Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/52

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di leonbatista alberti. 23

alla basa, per dir così, saranno fra loro proporzionali. Imperocchè quel rispetto che ha la parte alla parte sua nel triangolo maggiore, l’avrà ancora la parte alla parte nel minore. Tutti i triangoli adunque che saranno così fatti, appresso di noi si chiameranno proporzionali: e perchè questo sia inteso più apertamente, ne daremo una similitudine. Sarà un uomo piccolo proporzionale ad un grandissimo mediante il cubito: purchè si servi la medesima proporzione del palmo, e del piede, per misurare le altre parti del corpo in costui, per modo di dire, cioè in Evandro, che si osservò in colui cioè in Ercole, del quale Gellio disse che era di statura grandissimo più di tutti gli altri uomini. Nè fu ancora altra proporzione ne’ membri di Ercole, che si fosse quella del corpo di Anteo Gigante. Imperocchè così come la mano corrispondeva in ciascuno in proporzione al cubito, ed il cubito in proporzione al capo ed agli altri membri con uguale misura infra di loro, il medesimo interverrà ne’ nostri triangoli, che ei sarà qualche sorta di misura infra i triangoli, mediante la quale i minori corrisponderanno a’ maggiori in le altre cose, eccetto che nella grandezza. E se queste cose si intendono tanto che bastino, deliberiamo, mediante la sentenza de’ Matematici tanto quanto fa a nostro proposito, che ogni taglio di qualunque triangolo parimente lontano dalla basa, ge-