Pagina:Albini - Il figlio di Grazia, Milano, Vallardi, 1898.djvu/118

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«Oh Dio!» t «Sì, e le ho detto: — scusa tanto: a vederti gli occhi ti ho creduto già una donna, invece vedo che sei una bambina. — Ridevo tanto che anche lei rise.»

«Anche lei ri....»

«Sì sì,» confermò Giacolino sorridendo.

«Io le dissi» continuò Natale «sembra la manina di Raffaella quand’era piccina. Lei mi domandò chi è Raffaella, io glielo dissi: le dissi anche ch’era tanto piccina a due anni, che io a tre la portavo come una bambola, me lo racconta sempre la mamma.»

«E lei rideva?» interrogò l’albergatrice con un tremito nella voce e uno stupore incredulo in tutto il viso.

«Sì, sì.»

«Rideva....» E si lasciò cadere, tutta rischiarata da un sorriso, su una seggiola.

«Non ha detto che poche, poche parole, con una vocina così sottile, ma era tutta allegra e io le ho detto che sembra un passerino; lei rise ancora.»

«Oh Natale, Natale! che Dio ti benedica!» e tiratolo a sè, l’albergatrice scoppiò in pianto col viso sulla spalla di lui.

«Natale non ci ha nessun merito!» disse Grazia commossa.

«Oh è la sua gran bontà, non lo vedete? mai, mai nessun ragazzo e nessuna bambina ha potuto avvicinarsi a lei senza farla soffrire: da anni, sapete, non voleva più vederne uno, e oggi.... Sì, sì, caro, caro ragazzo!» disse la madre passando le due mani sul viso del fanciullo. «E questa bontà che ti vien fuori dagli occhi, dalla voce.... Tutte le anime ti corrono incontro, vedi, come le api su un fiore dolce....»