Pagina:Albini - Il figlio di Grazia, Milano, Vallardi, 1898.djvu/19

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Ma nel cielo sereno e freddo di quella mattina di Natale, Grazia non vide passare le rondini; esse sono andate lontano, lontano, a cercar il caldo e le rose al di là del mare.

Eccolo, invece, l’abitatore del freddo cielo delle Alpi, delle rupi scoscese su cui non si ferma la neve! Gli occhi acuti di Grazia lo vedono lassù, in alto, in alto.... Tutto tace intorno, smorzato da quella gran nevicata, e le pare d’essere sola al mondo, lei nella sua casetta e quell’aquila lassù, e prova uno sbigottimento.

«Che cosa mi porti? che cosa mi porti, o aquila, dal cielo?» mormora.

In quella Bernardo rientra tutto rosso, col giubbone spruzzato di neve.

Egli si stupì che sua moglie non fosse ancora alzata.

«Non ti senti bene, Grazia?» disse.

Ma lei rispose:

«No, sto bene» e scese dal letto, ma dovette aggrapparsi ai materassi perchè si sentì a un tratto mancar le forze.

Bernardo si voltò, e nel momento che chiedeva: «che hai?» Grazietta diventò ancora più pallida, barcollò e battè le ginocchia sul pavimento di legno.

Bernardo stese le braccia con un grido, ma lei sollevò il viso bianco e lo guardò cogli occhi raggianti di una luce strana.

«Lasciami, lasciami in ginocchio, marito mio,» disse con una voce rotta e il sorriso sulle labbra smorte. «Inginocchiati anche tu: ringraziamo il Cristo bambino, e promettiamo d’essere sempre buoni cristiani, di amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come noi stessi.»