Pagina:Albini - Le nostre fanciulle.djvu/123

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Serenità 81

tizzarla. Ella diede alla mia giovinezza una visione nuova che influì su tutta la mia vita.

Noi tutti ci si impietosisce della gente crucciosa, che piange e si lamenta e recrimina, io dovetti persuadermi che l’abbattersi nelle sventure è una debolezza, è anzi una colpa; e che tutto si può sopportare con la forza d’animo quando ci lasciamo portare sulle ali della fede. Io vidi quella madre, con una bambina al petto, lasciarsi succhiare le ultime gocce di latte, con due altre creaturine sedute accanto a lei — suo marito senza lavoro — mancanti di tutto. Ma la finestra era aperta su un gran giardino, e sui folti alberi cinguettavano gli uccelli; il cielo era sereno e l’aria fresca dava brividi al seno nudo; a un tratto ella ruppe il racconto delle loro sofferenze e gli occhi e la bocca le si riempirono di una dolcezza che non si può descrivere: «Senti gli uccelli!» E rivolto il viso a quel verde, alzati gli occhi a quel cielo sereno: «È possibile, dimmi, lamentarsi, quando Dio ci dà questo cielo, tutta questa bellezza di primavera?... Zitto! come canta l’usignolo!... tu lo sentissi la mattina: io apro la finestra, tutti dormono, e

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