Pagina:Albini - Le nostre fanciulle.djvu/124

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82 Serenità

giungo le mani. Non prego, sai, prega l’usignolo per me... oh come Dio ci è vicino, come lo sento in quell’ora!»

E tutte le pene erano sparite: non parlava più che di pace, di gioia, cercava e ritrovava nella sua vita dolcezze che la facevano dire: «dopo tutto...» e mille ragioni di speranza per l’avvenire.

Oh figliole mie, aveste sentito il tono allegro con cui ella diceva, per esempio: «Se tu sapessi che cosa vuol dire essere abituati allo spazzolino da denti e dover contentarsi di fregarseli con un lembo dell’asciugamani!» O ritrovarla nell’inverno intenta a far il bucato con tutta la roba distesa nella stanza ad asciugare, al tenue calore di una piccola stufa, e sentirla dire sorridendo: «Quante cose s’imparano ad essere poveri! ecco qua, noi rimproveriamo ai poveri il loro sudiciume. Come se la pulizia non costasse! ma la pulizia è un lusso anch’essa, sai? Guarda come sono signora oggi! colla lezione che ho dato, ho preso mezzo chilo di sapone, e due chili di legna, abbastanza da fare un bucatino delle cose più necessarie: per il resto, Dio ci penserà».

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