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126 La cassetta delle rinunce

mi salirono al viso: fui sul punto di tornar indietro a prendere il biglietto di seconda classe, ma mi ribellai a questa vigliaccheria e cercai posto nei vagoni di terza. Mi affacciai a uno pieno zeppo. Una signorina col viso tutto acceso, quasi vergognoso, mi disse con voce timida:

— Oh signora, questa è terza, vada laggiù.

— Era una maestra reduce dal Congresso.

— Peccato non ci sia posto, sarei venuta volentieri con lei.

— Oh signora, com’è buona! —

Che ipocrisia! perchè non le risposi francamente: — Ho anch’io il biglietto di terza? —

Un maestro abruzzese, tanto gentile e premuroso, mi rincorse: — Signora contessa, venga qui; il vagone di prima è qui.

— Non vado in prima: ma non mi chiami contessa, la prego, glielo dissi già, io non sono punto contessa. —

Mi prese la valigietta, mi prese la busta delle ombrelle, mi aperse uno sportello e — perchè non confessarlo? — entrai... in un vagone di seconda classe.

.... Alla prima stazione discesi, chiesi un

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