Pagina:Albini - Voci di campanili.djvu/41

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38 santa maria delle grazie

medaglie, de’ suoi rosoni, de’ suoi stemmi, delle finissime fascie in terra cotta, che la fanno sembrare più che una chiesa, un immenso scrigno gemmato ove stian racchiuse delle perle rare.

E lo doveva essere infatti per Lodovico il Moro, quando sotto la tribuna, ch’era stato un sogno suo e di Beatrice d’Este, là nel coro, sopra «le due mensole in similitudine di due leoni» depose la bara coperta di velluto e ornata d’oro, che racchiudeva la sua giovane sposa morta nel dar la luce a un bimbo. Erano spenti quegli occhi in cui forse brillò la prima fiammella d’ambizione che accese nel cuore di lui l’inestinguibile incendio che doveva accecarlo.

La magnifica chiesa delle Grazie, come un fiore in un camposanto, induce a un senso di profonda malinconia, quegli che sa ch’essa sta incompiuta da quattro secoli, a ricordo di un’epoca sfolgorante d’arte, folleggiante di sfarzo, delirante di divozione, finita in una ruina obbrobriosa.

La sfrenata ambizione di un solo uomo doveva chiamare al di qua delle Alpi, a sfogo di una personale offesa, tanto più pungente perchè meritata, quel tozzo e rozzo re francese che appena varcato il confine diede un saggio di ciò che