Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/129

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per visitarli. Senonchè ogni traccia del sapere di questi popoli, come altresì dei Medi, dei Persi, il cui impero ai tempi di Ciro stendevasi dall’Indo al Mediterraneo, giace sepolta sotto la polve che copre i monumenti di loro grandezza. Appena del persiano Zoroastro sappiamo, perchè Plinio il riferisce, come abbia scritto un’opera sulla sementa e sulle piante magiche, e leggiamo altresì in Plutarco, che Lisandro spartano trovò Ciro il giovane nel suo giardino di Sardi da lui piantato colle proprie mani. Nè tampoco potremmo assicurare in che vantaggiassero cotesta nostra scienza le avventurose navigazioni dei Fenicii, che in quelli antichi tempi tutti correvano i noti mari dalle acque della Bretagna all’Oceano indiano, mediatori del commercio universale. È da credere ad ogni modo, che questa nazione animosa, infatigabile, ingegnosissima, cui dobbiamo il vetro, la porpora, l’alfabeto abbia giovato grandemente a diffondere le cognizioni delle piante e dei loro prodotti, tanto più se consideri, che delle tante sue città le più famose per opulenza vennero in grido appunto per l'eccellenza in quelle industrie, che dalla nostra scienza traggono loro principale sussidio, voglio dire la nautica, la tintoria, il commercio delle spezie e dei profumi.

Documenti per converso provatissimi ci stanno a testimonianza della estensione e profondità, che nel fatto delle cognizioni naturali vantar potevano gli Egiziani, la civiltà dei quali fanno risalire a