Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/136

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Dentro limiti per avventura più angusti la botanica s’avvantaggiò altresì delle ricerche dei geoponici, intesi principalmente a ricavare dalle piante quel più copioso e miglior prodotto, che il sito consentiva. Il perchè Aristotile, Teofrasto, Varrone, Columella, Plinio il vecchio ricordano non senza lode i nomi e gli scritti dei geoponici, quali un Androzione, un Apollodoro, Cerone da Siracusa, Epicardio di Megara, un Filomatore ed altri non pochi.

Nè le scuole filosofiche, che più vennero in fiore di que’ tempi, la jonica, la pitagorica, la socratica si rimasero al tutto estranee ai progressi della botanica. Di mezzo ai vaneggiamenti ed ai vaniloquj di avventate o false ipotesi sulla origine e la natura delle cose, sulle trasformazioni di un’unica materia prima, taluno di que’ saggi giunse a cogliere il vero, a vederlo più o meno in nube perfino in quelle scienze, per le quali a voler progredire è più bisogno di osservazioni e di esperienze, che non sia di filosofiche speculazioni «Concatenando nella mente, dice Humboldt, le investigazioni anteriori si ingenera nei grandi genii la facoltà previsiva, la quale s’innalza, come per virtù di forza ispiratrice ad una specie di divinazione nella scienza vera. Quante opinioni non vennero annunziate dai filosofi sugli accidenti naturali senza prove in sulle prime, e commiste a supposizioni infondate, che poi furono avvalorate da esperienze, e accertate scientificamente!» E