Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/137

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valga il vero nei filosofi di quell’epoca troviamo molte importantissime notizie e opinioni assai ingegnose anche rispetto ai fatti principali di nostra scienza. Giovi ricordarne alcuni in particolare seguendo per quanto è possibile un ordine cronologico. Però innanzi ad ogni altro dobbiamo qui far parola di quel sì lodato fondatore della scuola italica, il divino Pitagora da Samo, il quale fu certamente uno dei maggiori ingegni, che abbia mai prodotto il genere umano. Ei visse al di là dai 500 anni avanti la nascita di Cristo, e levò gran nome di sè non solo nelle scienze morali e nelle matematiche, ma sì ancora nelle fisiche e nella medicina. Degli studii botanici ei molto si dilettò, e vogliono, abbia lasciato dei trattati speciali sulla virtù delle erbe magiche, sui bulbi, sul cavolo, delle quali opere nessuna però giunse fino a noi. Pitagora fu pure, come è noto, l’inventore del vitto vegetabile o pitagorico, il quale consisteva nell’uso per cibo di radiche e foglie, di fiori e frutti. Se è vero quello che ne riferisce Plinio in più luoghi della sua Istoria naturale, il filosofo di Samo molto commendò per tale rispetto l’uso della brassica, dell’anice, della senape, sconsigliando invece quello della fava e dell’atriplice. Voleva altresì s’anteponessero le vesti fatte di materia vegetabile alle prese degli animali, e rigorosamente proibiva di guastare od offendere alcuna pianta, pel gran utile che danno, e perchè le credeva fornite di anima.