Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/147

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gano fra loro gli esseri creati. La natura, dice egli passa senza sbalzi dalle cose inanimate alle animate per mezzo di esseri forniti bensì di vita, che ciò nullameno non sono animali, di guisachè non ravvisi che minime differenze tra quegli esseri, che si trovano collocati molto vicini nella serie naturale. Procedendo ai particolari di tali raffronti Aristotile in un luogo chiama le piante ostracodermi terrestri, e piante marittime gli ostracodermi, altrove a lui pare di scorgere una grande analogia tra gli insetti e le piante da ciò, che quelli e queste sono abili a moltiplicarsi per divisione di parti. Di così fatti paragoni o ravvicinamenti talvolta acutissimi, tal’altra bizzarri e strani, ma pur sempre ingegnosi ridondano i suoi scritti. Anche le differenze che corrono tra gli esseri dei varii ordini sa Aristotile cogliere con meravigliosa perspicacia, diresti quasi, con sovrumana intuizione. Epperò molti dei caratteri differenziati da esso stabiliti tra i minerali e le piante, tra queste e gli animali, dopo venti secoli di progressi nelle scienze hanno conservato il pieno loro valore. Per ciò che concerne le facoltà vitali delle piante lo Stagirita dipartendosi in tutto dalle opinioni di Empedocle, di Democrito, di Platone e d’altri filosofi, che volevano gli alberi forniti di sensibilità, di intelligenza, e capaci di appetiti non meno degli animali, esso non concede loro altra manifestazione della vita della vegetativa infuori. Quanto alla facoltà nutritiva, nella quale comprende