Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/165

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regrini, di osservazioni esattissime, e dare spiegazioni così sagaci e ingegnose dei problemi più difficili di Notomia, e Fisiologia vegetale. Scrittore felicissimo, eloquentissimo Teofrasto ci ha lasciato altresì di assai belle descrizioni di alcuni vegetali quasi ad esemplare di terso, schietto, elegantissimo stile nel fatto di materie scientifiche. Addurrò a modo di esempio quelle del riso, del Sago, dell’Albero del Paradiso, del Banano, della Palma, del Nelumbio, del Cappero di padule, del Loto, della Castagna d’acqua. Laonde a buon diritto Teofrasto è salutato dal voto concorde dei botanici di ogni età Padre e Fondatore di nostra scienza; nè certo alcuno sapresti trovare vuoi tra i Greci vuoi tra i Romani, che più distesamente e sapientemente di lui abbia favellato di cose botaniche sì generali e sì particolari. Che se non può negarsi, che invano cercheremmo ne’ suoi scritti quel fare ardito, quella altezza di concepimenti, quella potenza sintetica, che rapiti maravigliamo nel maestro d’Alessandro, certo è pure che di tal difetto ci compensa generosamente colla vastità della dottrina, colla giustezza nei ragionamenti e nelle deduzioni, colla esattezza dei particolari, massimamente poi colla mirabile precisione, e leggiadria del linguaggio scientifico.

Molte piante sono pure menzionate negli impareggiabili idilii del più gentile bucolico greco, Teocrito di Siracusa, vissuto poco dopo Teofrasto, cioè un tre secoli avanti Cristo. A dir vero il poeta non


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