Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/185

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

85

i quali nomina parecchi di quelli, che producono le gomme. Entra in estesi particolari sul Papiro, sul modo di fare la carta, quando cominciò ad usarsi, di quante specie ce n’abbia, come se ne provi la bontà, e chiude con alcune curiose notizie intorno i libri di Numa. Ragionando degli alberi del monte Atlante si occupa con ispeciale compiacenza del Cedro, nota il pregio grandissimo in che teneansi da Romani le tavole fatte colla materia di esso, a che alto prezzo si vendessero, e pare mova rimprovero a Cicerone, d’averne comperata una per 10 m. sesterzj. Dette poi alquante cose degli alberi della Grecia e dell’Asia minore, passa di sbalzo a favellare delle erbe, che crescono nei mari. Il libro XIV tratta della natura delle viti «il cui principato (sono sue parole) è tanto peculiare d’Italia, che con questo solo par ch’Ella abbia potuto vincere tutti gli alberi delle altre nazioni, solo eccettuatine gli odoriferi,» e come elle facciano frutto; poi delle uve, del modo di governare le vigne, di preparare il vino, e novera ben 50 specie di vini generosi conosciuti dai Romani, 64 di vini contrafatti, 42 di vini prodigiosi, poi dell’aceto, delle cantine, e prorompe in una eloquente invettiva contro lo smodato uso di una bevanda, che fa uscire di mente e genera furore, e ne spinge a delitti d’ogni maniera. Dall’ultimo capo di quel medesimo libro apprendiamo altresì, che presso alcuni popoli con acqua e biada si fanno bevande, che pajon vino. Nel li-