Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/186

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bro XV Plinio continua ad illustrare gli alberi, che ci danno frutto, e massime l’ulivo. Dice fino a che tempo l’ulivo crescesse in Grecia soltanto, quando cominciasse a spargersi per l’Italia, la Spagna, l’Africa, distingue 15 specie d’ulive, insegna il modo di conservarle, e come s’abbia a far l’olio, e accenna 48 specie di olio fittizio. Ma per non dilungarmi all'infinito bastimi dire, che in Plinio sono menzionate 50 specie o varietà di mele, 12 di susine, 6 di pesche, 42 di pere, 18 di castagne, 29 di fichi, 15 di lauri, 15 di quercie, 10 di noci, 5 di nespole, 4 di sorbi, 11 di mirti, 20 di ellere. Che se oltre i frutti alcuni di cotali alberi ne sono cortesi di altri vantaggi, il nostro autore non li tace. E però ove parla dei pini non omette di dire della ragia, e del catrame: quando tratta delle querce accenna eziandio alla produzione della noce di galla, e a suoi usi. Una gran parte del libro XVI ridonda di utili notizie intorno alle qualità e agli usi del legname, e da esso veniamo a conoscere quali alberi non intarlino, quali non si fendano, quali durino più a lungo, quali convengano ai lavori di architetto, quali a quelli di falegname, quali si seghino in asse, quali siano atti a far fuoco. Nè sempre si accontenta Plinio alla osservazione delle cose speciali, a volte ti sa framezzare considerazioni di un’ordine più sublime. E per addurne alcun esempio tratto da questi libri medesimi, vedete di grazia come ci la discorra della concezione degli alberi,