Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/187

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della germinazione e del parto loro, dell’ordine con che fioriscono, e in che tempo; vedete come non dimentica di segnalare gli alberi, che fruttano ogni anno, e quelli che ogni tre; non gli alberi ai quali nasce il frutto prima delle foglie; nè lo differenze degli alberi stessi quanto a corpo, ai rami, alla scorza, alla radice; più ancora vi dirà quali cose non ci nascano, quali sì in questo o quel luogo (L. XVI, C. 58); come possano ammalare anche le piante (L. XVII, C. 37); quanto le condizioni di suolo e di clima valgano a far mutare natura agli alberi (L. XVI, C. 58). Nella costanza colla quale alcuni di essi sogliono mettere i fiori in certe epoche dell’anno, trova precorrendo Linneo un’indizio sicuro per differenziare le stagioni. Dei sessi nelle piante ragiona distesamente al capo 7 del L. XIII, e in modo che il più esplicito non si potrebbe. Eccovi le sue parole: «Gli autori più diligenti scrivono, che tutte le cose generate dalla terra, comprese le erbe e gli alberi, hanno il maschio e la femmina, e ciò basti aver detto in questo luogo per tutti, ma in nessun altro albero è più manifesto che nelle Palme. E dicono inoltre, che le femmine, tuttochè facciano bosco da sè, senza maschio non possono generare. E aggiungono il maschio essere ruvido e aspro, e aver ritte le chiome, e pur col ventilare, e con la stessa presenza, e con la polvere impregnarle. E come abbi tagliato quest’albero maschio vogliono ancora,