Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/36

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
28

entro a scoscesi dirupi, esposti al rigor delle nevi, al raggio cocente del sole, a tutte intemperie delle stagioni! E quanti ancora non paghi delle vegetali ricchezze, che gli somministra il suolo nativo, se ne recarono in cerca ne’ più remoti e difficili paesi; in climi ignoti ed aspri; fra genti barbare; per sabbie e deserti inospitali per tutto quanto è esteso ed accessibile il mondo! Di questi viaggiatori or fortunati nell’aggrandire il patrimonio delle botaniche cognizioni, ora vittime, pur sempre gloriose, del loro amore per esse, ne abbiamo non pochi anche recenti, anche tra nostri italiani, come il Brocchi, il Raddi, il Parolini, l’Acerbi, ed altri. E senza questo, che è eroismo di taluni, quanti eccellenti ingegni (e dico contro a que’tali, che conoscitori di molte cose, ma ignari delle nostre, riputerebbero la botanica cosa da intelletti mezzani, non da forti e filosofici) quanti eccellenti ingegni cercarono nel nostro campo materia anche esclusiva alla loro potenza ed attività, e n’ebbero mercede di rinomanza grande in tutto il mondo e di gloria immortale! Chi negherà valore e mente sublime (non dirò onore, chè l’universo ha già fatto sua giustizia) a que’sommi botanici della nostra Italia, al Colonna, al Cortusi, all’Anguillara, al Mattioli, al Cesalpino, a quel Malpighi creatore dell’Anatomia vegetabile, al Faloppio, e al Micheli che nella sagacità delle ricerche al dire di Boerhaave, superò ogni mortale! Né già soltanto possiamo andar fa-