Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/12

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chio la detta carta, in modo, che l’occhio vedesse gli oggetti, ed in particolare i caratteri d’una scrittura per lo detto foro, e così tutti quelli, che si trovarono presenti esperimentarono, che con questo assai facile artificio si leggeva comodamente la detta scrittura, ed in somma senza cointroversia fù da tutti concesso, che la vista si faceva assai più terminata, e netta co ’l beneficio del foro, che con l’occhio libero; e soggiunsi di più, che se quella carta fosse stata tinta di nero da quella parte, ch’era rivoltata verso l’occhio l’effetto sarebbe ancora riuscito in maggior vantaggio. Ammessa l’esperienza per vera, si cominciò a discorrer della cagione di tal’effetto, e fù detto da uno di quei Signori, che ciò avveniva per la unione de’ raggi, quasi che i raggi, che si partono dall’occhio nostro verso l’oggetto, ò vero i raggi dell’oggetto all’occhio, si unissero in quel foro, e così in maggior forza operassero a fare la vista. Io veramente non intesi tal’unione di raggi, ò fossero dell’oggetto nel foro entrando all’occhio, ò fossero dell’occhio al medesimo foro per ritrovare gli oggetti, e però dissi che averei più tosto stimato, che quella carta proibisse l’ingresso nell’occhio a molti raggi, e lumi, i quali non facevano a proposito, per così dire, per dipinger l’oggetto nell’occhio nostro, per modo, che in questa operazione, si veniva a fare più tosto una separazione de’ raggi, e non unione; e dichiarai il mio pensiero con una esperienza assai curiosa, ancorche non fusse per giugnere totalmente nuova a quei Signori, la quale fù questa. Che se fus-