Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/13

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sero serrate bene le finestre di una stanza in modo che restasse totalmente priva di lume, e poi fusse aperto un picciol foro in una finestra di diametro quanto fusse la seguente linea — — — in circa, e venisse posto sopra il foro un cristallo lenticolare, cioè uno di quei cristalli, che si adoprano a’ cannocchiali del Sig. Galileo, esponendosi dentro la camera un foglio di carta bianca in tanta lontananza dal cristallo, quanto fusse la lunghezza di quel cannone, che riceve l’istesso cristallo, si vedrebbono maravigliosamente dipinti in detta carta gli oggetti opposti alla finestra, ed al foro, distintissimi, e terminatissimi co’ colori stessi lor propri, ma tutti voltati à rovescio, cioè le parti alte de gli oggetti reali, che sono fuora della finestra verrebbono rappresentate dentro la stanza nelle parti basse della carta, e le parti basse de i medesimi oggetti reali apparirebbono nelle parti alte della carta, e così le sinistre, destre, e le destre, sinistre. E perche alcuni di quei Signori non avevano mai osservata questa cosa, vollero vedere in fatti tutto quello, che aveva narrato in voce, come seguì con maraviglia loro, e con gusto straordinario. Di più applicando noi al foro diversi vetri più, e meno colmi, ritrovammo, che le immagini si facevano sopra la carta in varie distanze dal vetro, e dal cristallo, si che quando i cristalli erano assai convessi le immagini si stampavano assai distinte sopra la carta collocata un poco lontana dal cristallo, e quando i cristalli erano meno convessi, allora le immagini si facevano distinte in maggior lontananza, in modo