Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/15

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Signori mostrarono di restare sodisfatti, e capaci di questo effetto: Allora fermando io tutto il discorso conclusi di comun consenso, ch’ogni volta, che si trovasse una stanza ripiena di qualche mezzo trasparente serrata intorno intorno, e con un solo foro, e che sopra quel foro fusse posto una lente di vetro, ò cristallo, ò diamante, ò vero d’altra materia trasparente, di necessità sarebbono stampate, per così dire, dentro la stanza in una proporzionata distanza le immagini di tutti gli oggetti, che fussero opposti di fuori per linee dirette al foro, & alla lente cristallina con le circostanze notate di sopra. Stabilita questa conclusione, soggiunsi. Signori, quello, che fin quì abbiamo osservato, è come un niente in comparazione di quanto possiamo più altamente filosofare. Le cose dette sono intorno a cose grosse maneggiate, e fabbricate dalle vostre mani, e da gli ingegni umani, quello che segue è opera della natura, ch’è quanto a dire di Dio stesso, sovrano, e perfettissimo artefice. Noi possiamo fare di queste machine, ma, come s’è detto, imperfettissimamente, e grossamente, come sarebbe a dire, stanze di mattoni, sassi freddi, & insensati, carta morta, cristalli, e vetri malamente lavorati, &c. Ma la natura opera più altamente, e con inesplicabile perfezione, & esquisitezza. Io dunque dico, che la fabbrica, e costruzzione degli occhi de gli animali viventi, e sensitivi, è fatta a similitudine di queste nostre stanze, delle quali fin quì abbiamo trattato, ma con la differenza delle nostre a quelle della natura, che è tra artefice, ed artefice tra la