Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/20

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Terzo, può essere, che l’umor vitreo sia cresciuto più di quello, che ricerca la convessità della lente cristallina, e perciò la tunica retina si sia troppo allontanata dalla suddetta lente, onde faccia l’immagini confuse, al che vien soccorso con adoperare gli occhiali concavi piu, o meno, secondo che la detta distanza sarà maggiore, o minore.

Quarto, accaderà, che la stanza dell’umor vitreo, o del cristallino si sia per qualche cagione intorbidata, ed abbia perduto della sua trasparenza, nel qual caso alcuni Medici Fisici assai prontamente, per non dire forse temerariamente, ricorrono à medicamenti purganti, ed al cavare del Sangue, ed altri rimedij, da’ quali ben spesso il povero infermo, in luogo di ricevere sollevamento, viene acciecato del tutto, ed io se avessi da consigliare in simil caso, consiglierei piu tosto, che si astenesse da ogni sorta di medicina, ch’esporsi a pericolo di perder totalmente la vista, ò guastando la complessione perdere ancora la vita stessa.

Quinto, intravverrà alcuna volta, che la pupilla dell’occhio sarà troppo allargata, e però entrerà nell’occhio soverchia luce, la quale confonderà, ed annebbierà l’immagini; ed a simil disordine, io son molto ben sicuro, che si rimedia applicando sopra l’occhio una falda di taffettà nero, ò altra materia opaca, e non trasparente con quel picciol foro, che si disse nel principio di questo ragionamento, e traguardando per lo detto foro gli oggetti compariranno assai terminati, e di ciò n’ho fat-