Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/26

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coronarsi di splendenti crini tanto grandi, che con quell’aggiunta ci appariscono venti, e trenta volte di maggior diametro, di quello ci apparirebbono, se venissero a terminare la nostra vista col nudo corpuscolo loro; il che non nasce da altro, che da quella conturbazione, che fanno i lumi pieni dell’oggetto lucido nell’occhio sopra la tunica retina, i quali non solo conturbano le parti della medesima retina a loro contigue, adiacenti, e circonfuse, e così ci fanno apparire l’oggetto maggiore di quello, che apparire dovrebbe, della qual materia il Signor Mario Guiducci nobil Fiorentino aveva vent’anni sono in circa, trattato contro di quelli, che non intendendo bene queste cose introducevano diverse debolezze, e vanissimi discorsi sopra l’ingrandimento, che fa il Telescopio adoprato intorno alle stelle; e questo fece in due sue lezzioni delle Comete, opera eruditissima, e frutto veramente nobile, e proprio di quel lucidissimo intelletto.

XVI. Intorno al sopradetto particolare è degno d’essere avvertito, che se noi con perfettissimo telescopio osserveremo la Luna in simil constituzione poco avanti, e poco dopo la congiunzione col Sole, e faremo diligente riflessione all’apparente grandezza della circonferenza delle lucide corna, e della circonferenza della porzione rimanente non ancora illuminata dal Sole, le ritroveremo uguali, anzi per dir meglio, una circonferenza medesima d’uno stesso cerchio, il che non depende da altro, se non che il telescopio smorzando