Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/27

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quella gran vivezza di lume spoglia prima le corna lucide da quella avventizia capellatura di splendori lucenti, e poi ingrandisce la sua pura immagine con la medesima proporzione, con la quale augumenta anche la rimanente non ancora illuminata, & in cotal guisa ci appariscono eguali.

Per lo quindicesimo problema, non voglio assegnar la ragione perch’intravenga, che quando noi ci partiamo da qualche luogo aperto, e dallo splendor del Sole lucidissimo vivamente illustrato, e ci ritroviamo in una stanza debolmente illuminata, non così subito possiamo distinguere con la vista gli oggetti in quella collocati, essendo la soluzione di tal quesito tanto facile, che non hà bisogno d’essere accennata.

XVI. Qui non vorrei passar troppo innanzi, ed ingolfarmi in alto pelago, aggiugnendo un certo mio pensiero intorno a’ colori, e la loro esistenza: Ma siami lecito accennarlo solamente sottomettendolo al giudizio di quei filosofi, che vanno cercando la verità, non ne’ libri di carta, ma nella Natura stessa, vero libro originale di ogni nostro diritto sapere, non curandomi punto di quello, che siano per produrmi contro quelli, che non fanno altro, che raccor varie opinioni da diversi volumi, e concordandole insieme in gran numero, fanno nascere stravagantissimi mostri, e vanissime chimere di nuove opinioni, le quali poi esaminate diligentemente si trovano non avere altra esistenza, ne rincontro, che nelle loro deboli fantasie, & in quei fogli di