Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/39

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te maggiore di diametro, che la Luna in ogni modo apparisce a noi, e viene communemente stimato eguale il diametro della Luna a quello del Sole. Similmente se due oggetti saranno eguali realmente, e realmente posti in distanza eguali al nostro occhio, ma uno di essi venga da noi giudicato piu lontano sarà stimato maggiore, e però un Pittore, che disegnasse un quadro, & in conseguenza nella medesima lontananza dell’occhio due figure d’uomini eguali, ma tali figure fussero rappresentate in modo sopra quel grado, che una apparisce in un paese lontano dall’occhio nostro, e l’altra vicina, allora noi stimeremo quello, che ci viene rappresentato lontano molto maggiore, e ci apparirebbe, per dir così, un gigante, ancorche veramente quelle due figure siano eguali. Et in somma in queste operazioni del nostro giudizio, se noi ci inganniamo nelle lontananze, ne siegue ancora l’inganno, nel giudicare della grandezza, dal che poi venghiamo ancora a formare falso giudizio della lontananza. Ora nel proposito nostro, quando noi solleviamo la vista alla contemplazione del Cielo, e di quegli oggetti, che in essi si veggono comunemente formiamo un concetto falsissimo della disposizione del Cielo, imperoche le parti sopra il nostro vertice ce le figuriamo assai vicine all’occhio, e quelle che sono collocate lungo l’orizzonte le apprendiamo molto lontane. E pero la medesima costellazione (per istare nell’esempio proposto) dell’Orsa maggiore, la quale realmente, e veramente si trova tanto lontana dall’oc-