Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/41

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ni dicendo. La medesima difficoltà ha conturbato ancor me fin dal principio, ma credo di averla sciolta, se saprò bene spiegare la resoluzione, come è stato vivamente proposto il dubbio. Dico dunque, che entrando nell’occhio il raggio AC dalla cima, e parte alta, v. g. d’un albero, viene per linea diritta à ferire, come si è detto, la parte inferiore della tunica retina in C, & il raggio della parte bassa B nel medesimo modo ferisce nella parte alta in D, e per tanto dovendo la parte viva, e sensitiva C sentire, e riconoscere il punto A per la linea CA, lo riconosce alto, e così il punto D vivo, e sensitivo sentendo, e riconoscendo il punto B per la linea BD, lo riconosce basso, in modo tale che la soluzione della proposta difficoltà ridotta, come si suol dire a oro, e bene intesa sarebbe tale. Noi vediamo gli oggetti di fuora, e li sentiamo, e riconosciamo diritti, perche i loro simolacri sono dipinti al rovescio dentro dell’occhio, anzi se dentro l’occhio fossero stampati diritti parerebbono a noi fuori a rovescio. Parve a tutti la risposta di Monsignor Cesarini acutissima, e sottilissima, e che avesse, come si suol dire, tocco il punto esquisitamente.

E così io seguitai il ragionamento, facendo un poco di riflessione alla grandezza dell’opere di Dio sopra questa minima, che abbiamo per le mani, considerando con quanta esquisitezza sono fabbricati gli occhi di tanti animali, e grandissimi, e piccolissimi d’immense balene, e di vasti elefanti, e piccoli uccelli, di farfalle, di formiche, e di minutissimi vermi, e pure quello, ch’