Pagina:Alcuni opuscoli filosofici.djvu/77

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non poco all’apprensione delle sottigliezze cosi brevemente accennate; l’esempio è tale. Se sarà presa una quantità di seta tinta di nero, e di quella tessutane una pezza di raso, ò vero d’ermisino, & un’altra di velluto, non è dubbio che esposte al medesimo lume tanto il velluto, quanto l’ermisino ci apparirà assai più nero, ed oscuro il velluto, che l’ermisino; anzi se il raso, e l’ermisino medesimo sarà spessamente trinciato con tagli, come sogliono usare i sarti ne’ vestiti, e poi sfrangiati i medesimi tagli, e frappature, senza dubbio tali trinciature appariranno piu negre, ed assai piu oscure, che il campo rimanente del drappo, e questo non per altro, se non perche nel velluto, e nelle trinciature abbiamo quei filamenti della seta eretti alla volta del lume, il quale entrando tra filo, e filo, e percotendo nelle facce, e bande dei medesimi fili, e dovendo reflettere ad angoli eguali a quelli dell’incidenze, viene necessitato a reflettere verso le parti interne del drappo, e cosi poco ne risulta, e ribatte alla volta degli occhi nostri, e ci apparisce oscuro, e nero. Questo, che io ho detto, sia detto cosi alla grossa per apprendere le piu alte, e sottili maniere di lavorare della natura. E forse non sarebbe inutile a questa contemplazione, se noi per approssimarci piu al vero intendessimo, che quanto alla negrezza di questo inchiostro, col quale sono scritti questi caratteri, fusse fatta di filamenti tanto minimi in proporzione di quelli, de quali è composta la superficie del velluto, quanto i filamenti del velluto sono minori delle grossissime co-