Pagina:Alessandro Volta, alpinista.djvu/23

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il volta alpinista 19

scientifico a Zurigo, Sciaffusa, Basilea, Strasburgo, Berna, Ginevra, e già qualcuno qui in Torino. Ho legato, a mio gran profitto, corrispondenza letteraria con molti. Ho visitato Biblioteche e varî Gabinetti di Storia naturale, massime a Zurigo, dove ve ne ha un gran numero e singolarissimi; dove ho fatto dimora di più giorni; dove sono stato invitato a mostrare le mie nuove sperienze in piena Accademia raunata straordinariamente a mio riguardo. Le stesse sperienze sono pure stato invitato a mostrare, in presenza di più persone per scienza stimabilissime, nelle altre città, ecc., ecc.».

Ma il conte ministro non si accontentò di questi cenni: con suo foglio, in data 23 dicembre dello stesso anno, invitò il professore a stendere «una breve Relazione del viaggio suo, delle scoperte fatte e delle nuove da lui acquistate». Il Volta aderì, ma le molteplici sue occupazioni1 non gli permisero di raccogliere subito in ordinata serie i suoi appunti di viaggio, e solo due anni dopo — e precisamente nelle vacanze del 1779 — potè sciogliere l’impegno, almeno in parte. Difatti scrisse una Relazione, narrando il

  1. Nella sua Relazione il Volta accenna a tali impedimenti col seguente esordio: “Sono due anni che, per genio non meno che per insinuazione di V. E., intrapresi un viaggio letterario nella Svizzera, nel quale impiegai tutto il tempo della vacanza. Nel ritorno, giunto a Torino, dove le acque dirotte mi trattennero vari giorni, scrissi una lettera a V. E., ragguagliandola brevemente di tutto il giro da me fatto, delle cose principali vedute, e singolarmente degli uomini celebri ch’io aveva avuto occasione di conoscere in tal viaggio. Ella poi facendomi sapere che desiderava di tutto una relazione più distinta, io promisi di dargliela tosto che l’occupazione della scuola addossatami, l’applicazione a certe mie nuove esperienze e l’impegno di terminare alcune memorie già promesse (quelle che furono in seguito pubblicate negli Opuscoli scelti, e nel Giornale di Rozier) mi lasciassero il tempo di stendere tal relazione diffusa. Questo tempo mi mancò in tutto quell’anno 1778, fino all’autunno inoltrato; nel corrente, avendo avuto l’onore di ossequiare in persona e più d’una volta V. E. a Monsolaro, le portai a bocca le mie umili scuse. Quest’anno 1779 non pubblicai nulla colle stampe; ma molto preparai del materiale per una seconda parte delle mie Lettere sull’aria infiammabile, che spero di dar alla luce nell’anno prossimo. Inoltre non ebbi poco a travagliare, attesa la mia traslazione a Pavia, a formare nuovi scritti per le lezioni; a riconoscere tutte le macchine esistenti in quel Gabinetto di Fisica; a mettere in ordine le nuove venute, mesi sono, da Londra, ove io le aveva commesse al sig. Magellan; a farne costruire diverse delle mie; e finalmente a formare nota distinta di quelle tuttavia mancanti, indagando, con lettere, ecc., i mezzi di procurarne l’acquisto. Una tal nota specificata è quella che, non ha molto, rassegnai a V. E. Lascio da parte la corrispondenza letteraria in cui sono entrato con accademici e persone di merito di tutti i paesi, e che è ormai tanto estesa, che mi diviene a carico. Tutto questo io espongo a V. E. per iscusarmi, ed ottener grazia e perdono della troppo lunga dilazione che ho messo ad adempire all’obbligo contratto di scrivere la relazione del mio viaggio e di presentarla alla medesima E. V. Se le occupazioni non fossero state in parte di obbligo del mio impiego, e in parte di tal genere che a Lei piace sicuramente ch’io mi vi abbandoni, non ardirei neppure chiedere tale scusa e perdono, come non ardirei di farlo, se, giacchè nelle correnti vacanze un poco d’ozio mi si dona, differissi più oltre a soddisfare alla aspettazion sua e al mio impegno„.