Pagina:Alessandro Volta, alpinista.djvu/50

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
46 il volta alpinista


che egli ha percorsi, o che si dispone a percorrere. Quivi tutto egli trova disegnato esattamente: un bosco, un rivo, un sentiero, una siepe, un casolare non vi manca; e il tutto vi vede rappresentato coi nativi colori. Ma il filosofo naturalista vi trova un pascolo ancor maggiore. Conciossiachè egli è qui in istato di contemplare a suo talento, senza fatica e senza pericolo, l’estensione, la qualità, i caratteri di una parte della terra sì interessante alla Storia naturale. Avendo dinanzi agli occhi il complesso di tutti i monti, le catene che essi formano, la distanza, l’altezza, la posizione e figura di ciascuno; scoprendo tutta la estensione delle ghiacciaie, la caduta ed il corso delle acque, le grandi valli primarie e le altre derivate secondarie, gli allagamenti; offrendoglisi ritratti ad uno ad uno i dirupi e le balze, e sino gli antri e le punte più bizzarre delle roccie, ecco, dice, stabilito pei secoli avvenire un punto di paragone da cui misurare il successivo cangiamento e la degradazione che produr vi sapranno le rivoluzioni dei tempi. Intanto si interna nella meditazione delle già sofferte vicissitudini del globo, chiama a rivista le sue idee, le rettifica, facendone l’applicazione agli oggetti; conferma o corregge il risultamento delle sue osservazioni; cimenta novellamente questa e quella ipotesi; comprende infine essere le valli opera delle acque che si sono scavati quei passaggi: perocchè il dire che colà sian corse fin da principio dove trovarono il passo già aperto e le valli già formate, è supposizione gratuita che punto non appaga; quando all’incontro le osservazioni sull’andamento delle stesse valli, nella corrispondenza degli angoli entranti e salienti, e tant’altre che troppo lungo sarebbe il qui addurre, depongono tutte in favore della prima opinione. E certamente l’aspetto generale di quell’ammasso di monti, divisi dalle principali valli in lunghe catene, tre massime osservabili, tirate quasi per dritto dal principio alla fine di detto ammasso montuoso, e per tutto quel tratto continue, se non in quanto vengono intersecate da altre valli e torrenti minori, aventi, quella di mezzo la massima altezza, e minore a proporzione le laterali, e declinanti tutte gradatamente verso le due estremità; un tal aspetto, dissi, ne conduce naturalmente a pensare che tutt’insieme quella massa non fosse da principio che un sol monte, una elevazione di una parte della terra in forma di gobba, ossia un gran dorso convesso; che poi, bersagliato dall’ingiurie del tempo e degli elementi, dalle pioggie, dai venti, dai geli, intaccato e sordamente minato (per nulla dire dei terremoti e dei vulcani che concorrer poterono colle loro tremende scosse, e fors’anche furono i primi