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tempo, non poté compiere quest’altra impresa, di carattere puramente alpinistico. Restandogli ancora lunga parte di viaggio da compiere e dovendo esaurire l’itinerario prefisso nel corso di due mesi, dovette a malincuore staccarsi da Lucerna e portarsi in fretta a Zurigo. E coll’arrivo a questa «città meravigliosa, pulita quanto un gioiello», come la chiamò il Cellini, ha termine la Relazione.


Della seconda parte del viaggio, come ho detto da principio, il Volta non lasciò particolareggiata relazione, tranne gli appunti contenuti nel suo Giornale di viaggio, e le poche notizie riferite in alcune lettere famigliari1; appunti e notizie che diedero modo al nipote Zanino di compiere in succinto la descrizione del viaggio, quasi un secolo dopo che il nonno aveva scritta la Relazione. Qualche altro fuggevole cenno sulla seconda parte si può ricavare da alcuni frammenti epistolari di Giambattista Giovio, che mandò durante il viaggio alcune informazioni al suo amico marchese Giorgio Porro, e queste vennero poi riferite in parte dalla figlia del Giovio nella biografia da lei scritta del padre2.

Ad ogni modo, quanto è stato reso di pubblica ragione intorno

  1. In una lettera a don Angelo Belloni, in data di Como 18 novembre 1777 (Lettere inedite, Pesaro 1835), il Volta dà un cenno sommario del suo viaggio. Eccolo: "Son dunque entrato nella Svizzera per il gran S. Gottardo, alla cima del quale ho passato più di un giorno intero: immaginate l’altezza a cui montai coll’abate Venini, dal barometro che trovammo a poll. 20.7 in giornata di tempo sereno costante. Le sperienze barometriche, cominciate al lago di Como, le abbiamo seguite di tre in tre ore fino a quello di Lucerna: ve ne farò poi vedere la nota. La prima città che vedemmo è dunque stata Lucerna; di là son venuto a Einsidlen, e quindi a Zurigo. Oh che stupende collezioni di storia naturale presso il professore Gessner, M.r Shultess, M.r Lavater, M.r Häscher, ed altri! Da Zurigo andai a Sciaffusa per vedere la gran cataratta del Reno, e il gran ponte: anche colà gabinetti. Da Sciaffusa, passando le quattro città silvestri, a Basilea; indi nell’Alsazia a Colmar, Brissac e Strasburgo. Ritornato a Basilea m’internai ancora nella Svizzera, venendo a Soletta e a Berna, ove feci dimora di otto giorni, de’ quali però tre ne impiegai per andare a vedere le grandi ghiacciaie del Gründelwald. Da Berna a Ginevra non presi la strada dritta: ma volli vedere Neuchâtel, Yverdun, Losanna. Oh! i bei laghi! A Ginevra soggiornai quattro giorni in cinque, donde per ritornare a casa presi la strada della Savoia, e del Moncenisio a Torino„.
  2. In: Alcune prose del conte Giambattista Giovio nella Biblioteca scelta di opere italiane antiche e moderne, vol. 151 (Milano, Giovanni Silvestri, 1824). La biografia ha questo titolo: Cenni sulla vita e sull’indole di Giambattista Giovio scritti da persona a lui famigliare. Il Monti (Storia di Como, vol. II, parte II, pag. 765) dice che "furone scritte, come è fama, dalla sua figlia primogenita„. In una delle sue lettere dettate durante il viaggio il Giovio esclamava: "Sono contento del viaggio e degli Svizzeri„. In un’altra diceva: "Il mio Volta sta in continue occupazioni. Che assiduità di studii! Quando non ha musei o uomini dotti si dà alle esperienze; tocca, esamina medita, nota. Ben mi spiace che nella carrozza, sul tavolino, in ogni luogo, devo sempre avermi innanzi il suo moccichino, dove con una spensieratezza la più singolare viene a forbirsi mani, naso e istrumenti„