Pagina:Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu/216

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ii. del principe e delle lettere
 



altre religioni. Costoro, o scritto abbiano od operato, come dottissimi nella scienza dell’uomo, io li ripongo pur sempre a ogni modo nella classe dei sublimi scrittori. I nostri massimamente, come a noi piú noti, non pochi né deboli argomenti mi prestano per sostenere questo mio giá tante volte ripetuto assunto: che alla veritá e virtú, sotto qualunque aspetto elle s’insegnino, moltissimo pur sempre nuoce il principato. Né di costoro parlerò io piú a lungo che non si aspetti a questo mio tema; perché troppe cose mi si appresenterebbero da dirsi su ciò, se deviar mi volessi.

Osserverò dunque che a Mosè (il piú antico tra questi, a noi noto) convenne pure scuotere il giogo del tiranno d’Egitto, prima di poter egli dar leggi sí religiose che civili al suo popolo. Ed anzi, chi non vede che egli, per dar corpo, libertá ed esistenza a quel popolo errante e avvilito dal lungo servaggio, del sublime velo di una ispirata religione felicemente si valea? E all’operare e scrivere tai cose non lo avrebbe certamente mai protetto quel Faraone.

Cosí Gesú Cristo, politicamente considerato come uomo, volle pur anco, insegnando la veritá e la virtú con l’esempio, restituire al suo popolo ed a molti altri ad un tempo, per via di una miglior religione, una esistenza politica indipendente dai romani, che servi ed avviliti li teneano.

Cosí Maometto, coll’abbattere la idolatria, volle, sotto il velo di una piú semplice e pura religione, dar consistenza di nazione a popoli barbari che non l’aveano; al che, oltre ogni credere, riusciva Maometto.

Come legislatori, si debbono dunque costoro annoverare infra i sublimi scrittori, poiché eran mossi dallo stesso impulso di giovare altrui acquistando gloria a se stessi. E tali erano certamente nella Cina Confucio, e nell’Indie Zoroastro, e fra altre nazioni molti altri, di cui non sappiamo.

I nostri santi poi, o scrittori fossero, come Paolo, Agostino, Grisostomo, Girolamo ed altri; o colla parola, e piú coll’esempio, predicassero essi virtú, come Francesco, Domenico, Bernardo ecc.; o, col loro eroico morire, nei cuori degli uomini