Pagina:Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu/78

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i. della tirannide
 



Il lusso dunque (che io definirei «l’immoderato amore ed uso degli agi superflui e pomposi»), corrompe in una nazione ugualmente tutti i ceti diversi. Il popolo che ne ritrae anch’egli qualche apparente vantaggio, e che non sa e non riflette che per lo piú la pompa dei ricchi non è altro che il frutto delle estorsioni fatte a lui, passate nelle casse del tiranno, e da esso quindi profuse fra questi secondi oppressori; il popolo è anch’egli necessariamente corrotto dal tristo esempio dei ricchi, e dalle vili oziose occupazioni con che si guadagna egli a stento il suo vitto. Perciò quel fasto dei grandi, che dovrebbe sí ferocemente irritarlo, al popolo piace non poco, e stupidamente lo ammira. Che gli altri ceti debbano essere corrottissimi dal lusso che praticano, inutile mi pare il dimostrarlo.

Corrotti in una nazione tutti i diversi ceti, è manifestamente impossibile che ella diventi o duri mai libera, se da prima il lusso, che è il piú feroce corruttore di essa, non si sbandisce. Principalissima cura perciò del tiranno debb’essere, ed è (benché alle volte la stolta ostentazione del contrario ei vada facendo) l’incoraggire, propagare ed accarezzare il lusso, da cui egli ritrae piú assai giovamento che da un esercito intero. E il detto fin qui basti per provare che non v’ha cosa nelle nostre tirannidi che ci faccia piú lietamente sopportare e anche assaporare la servitú, che l’uso continuo e smoderato del lusso; come pure, a provare ad un tempo, che dove radicata si è questa peste, non vi può sorgere od allignar libertá.

Si esamini ora se lá dove giá è stabilita una qualunque libertá, possa allignare il lusso: e qual dei due debba cedere il campo. S’io bado alle storie, in ogni secolo, in ogni contrada, vedo sempre sparire la libertá da tutti quei governi che han lasciato introdurre il lusso dei privati; e mai non la vedo robustamente risorgere fra quei popoli che son giá corrotti dal lusso. Ma, siccome la storia di tutto ciò che è stato non è forse assolutamente la prova innegabile di tutto ciò che può essere, a me pare che alla disuguagliaza delle ricchezze nei cittadini non ancora interamente corrotti, in quel brevissimo intervallo in cui possono essi mantenersi tali, i governi liberi non abbiano