Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/251

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ATTO TERZO

SCENA PRIMA

Virginio

Ecco al fin giungo. — Oh, come ratto io venni!

Parea che al piede m’impennasser ali
timore, speme, amor, pietá di padre. —
Ma, piú mi appresso a mia magion, piú tremo!
Giá quasi annotta: ad abbracciar si vada,
se tolta ancor non m’è, l’unica figlia,
solo conforto di mia stanca etade.


SCENA SECONDA

Icilio, Virginio.

Icilio Oh!... che vegg’io?... Virginio? Il Dio di Roma

a noi ti mena. Il tuo venir sí tosto,
mi è fausto augurio.
Virg.o  Icilio! oh ciel! Dal campo
volai,... deh, dimmi, in tempo giungo? Appena
chiederlo ardisco; son io padre ancora?
Icilio Finor tua figlia è libera, ed illesa.
Virg.o Oh inaspettata gioja! oh figlia!... al fine...
respiro.
Icilio  Hai figlia; ma vive nel pianto
con la squallida madre. In dubbio orrendo