Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/365

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atto terzo 359

dall’uccisor del padre tuo? trovasti

morte immatura in peregrina terra...
Ahi scellerato usurpatore Egisto!
tu m’uccidesti il figlio... Egisto, ah! scusa;...
fui madre;... e piú nol sono...
Egisto  A te lo sfogo
e di rampogne, e di sospiri è dato,
purché sia spento Oreste. Or di’: costoro
a chi parlar? chi sono? ove approdaro?
Chi gl’inviò? dove ricovran? sono
messaggeri di re? pria d’ogni cosa,
chiesto non hanno essi d’Egisto in Argo?
Cliten. Chiedon di te: Strofio gl’invia: li trasse
mia mala sorte a me davanti; e tutto,
mal grado loro, udir da loro io volli.
Due, ma diversi assai d’indole i messi
stanno in tua reggia. La feroce nuova
darmi negava l’un pietoso e cauto;
fervido l’altro, impetuoso, fero,
parea goder del dolor mio: colui
non minor gioja proverá in narrarti,
che tu in udire il lagrimevol caso.
Egisto Ma, perché a me tal nuova espressamente
Strofio manda? ei fu ligio ognor d’Atride;
ognun il sa. Non fu da Strofio stesso
trafugato il tuo figlio? a lui ricetto
non diede egli in sua corte?
Cliten.  È ver, da prima;
ma or giá molti anni, assente ei n’era; e poscia
mai non ne udimmo piú.
Egisto  Fama ne corse;
ma il ver, chi ’l sa? certo è pur, certo, ch’ebbe
fin da’ primi anni indivisibil scorta,
custode, amico, difensore, il figlio
di Strofio; quel suo Pilade, che abborro.
Nemico sempre erami Strofio in somma:
come cangiossi?...