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376 oreste

quel vil, che i figli tuoi poc’anzi a morte

traea, tu vuoi?...
Cliten.  Sí, lo vo’ salvo, io stessa.
Sgombrami il passo: il mio terribil fato
seguir m’è forza. Ei mi è consorte; ei troppo
mi costa: perder nol vogl’io, né posso.
Voi traditori a me non figli abborro:
a lui n’andrò: lasciami, iniqua; ad ogni
costo v’andrò: deh! pur ch’io giunga in tempo!


SCENA QUINTA

Elettra.

Va, corri dunque al tuo destin, se il vuoi...

ma tardi fien, spero, i suoi passi. — Armarmi
che non poss’io la destra anco d’un ferro,
per trapassar di mille colpi il petto
d’Egisto infame! Oh cieca madre! oh come
affascinata da quel vil tu sei! —
Ma, pure... io tremo;... or se l’irata plebe
fare in lei del suo re vendetta?... oh cielo!
Seguasi. — Ma chi vien? Pilade! e seco
il fratello non è?


SCENA SESTA

Pilade, Elettra, Seguaci di Pilade.

Elet.  Deh! dimmi: Oreste?...

Pilade D’armi ei cinge la reggia: è certa omai
la preda nostra. Ove si appiatta Egisto?
Vedestil tu?
Elet.  Vidi, e rattenni indarno
la forsennata sua consorte: fuori,
per questa porta, ella scagliossi; e disse,