Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/383

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atto quinto 377

che volea di se fare a Egisto scudo.

Ito era dunque ei pria fuor della reggia.
Pilade Che agli Argivi mostrarsi osato egli abbia?
Dunque a quest’ora ucciso egli è: felice
chi primiero il fería! — Ma, piú dappresso,
maggiori odo le strida...
Elet.  «Oreste»? Ah fosse!...
Pilade Eccolo, ei vien nel furor suo.


SCENA SETTIMA

Oreste, Pilade, Elettra, Seguaci d’Oreste, e di Pilade.

Oreste  Null’uomo

di voi si attenti or trucidarmi Egisto:
brando non v’ha quí feritor, che il mio. —
Egisto, olá; dove se’ tu, codardo?
Egisto ove sei tu? Vieni; ti appella
voce di morte: ove se’ tu?... Non esci?
Ahi vil! ti ascondi? Invan; né del profondo
Erebo il centro asil ti fia. Vedrai,
tosto il vedrai, s’io son d’Atride il figlio.
Elet. ... Ei... quí non è.
Oreste  Perfidi, voi, voi forse
senza me l’uccideste?
Pilade  Ei della reggia
fuggí, pria ch’io venissi.
Oreste  Ei nella reggia
si asconde: io nel trarrò. — Quí per la molle
chioma con man strascinerotti: preghi
non v’ha; né ciel, né forza havvi d’averno,
che ti sottragga a me. Solcar la polve
farotti io fino alla paterna tomba
col vil tuo corpo: ivi a versar trarrotti,
tutto a versar l’adultero tuo sangue.
Elet. Oreste, a me non credi? a me?...