Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. III, 1947 – BEIC 1728689.djvu/309

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atto terzo 303
Cesare  Udito

che avrai l’arcano, altro sarai.
Bruto  Romano
sarò pur sempre. Ma, favella.
Cesare  ... O Bruto,
nel mio contegno teco, e ne’ miei sguardi,
e ne’ miei detti, e nel tacer mio stesso,
di’, non ti par che un smisurato affetto
per te mi muova e mi trasporti?
Bruto  È vero;
osservo in te non so qual moto; e parmi
d’uom piú assai, che di tiranno: e finto
creder nol posso; e schietto, attribuirlo
a che non so.
Cesare  ... Ma tu, per me quai senti
moti entro al petto?
Bruto  Ah! mille: e invidia tranne,
tutti per te provo a vicenda i moti.
Dir non li so; ma, tutti in due gli stringo:
se tiranno persisti, ira ed orrore;
s’uom tu ritorni e cittadino, immenso
m’inspiri amor di maraviglia misto.
Qual vuoi dei due da Bruto?
Cesare  Amore io voglio:
e a me tu il dei... Sacro, infrangibil nodo
a me ti allaccia.
Bruto  A te? qual fia?...
Cesare  Tu nasci
vero mio figlio.
Bruto  Oh ciel! che ascolto?...
Cesare  Ah! vieni,
figlio, al mio seno...
Bruto  Esser potria?...
Cesare  Se forse
a me nol credi, alla tua madre istessa
il crederai. Questo è un suo foglio; io l’ebbi