Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. III, 1947 – BEIC 1728689.djvu/312

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306 bruto secondo
meco divider tutto; al dí novello,

signor mi avrai.
Bruto  — Giá pria d’allora, io spero,
l’onta e l’orror d’esser tiranno indarno,
ti avran cangiato in vero padre. — In petto
non puommi a un tratto germogliar di figlio
l’amor, se tu forte e sublime prova
pria non mi dai del tuo paterno amore.
D’ogni altro affetto è quel di padre il primo;
e nel tuo cor de’ vincere. Mi avrai
figlio allora, il piú tenero, il piú caldo,
il piú sommesso, che mai fosse... Oh padre!
Qual gioja allor, quanta dolcezza, e quanto
orgoglio avrò d’esserti figlio!...
Cesare  Il sei,
qual ch’io mi sia: né mai contro al tuo padre
volger ti puoi, senza esser empio...
Bruto  Ho nome
Bruto; ed a me, sublime madre è Roma. —
Deh! non sforzarmi a reputar mio vero
genitor solo quel romano Bruto,
che a Roma e vita e libertá, col sangue
de’ proprj suoi svenati figli, dava.


SCENA TERZA

Cesare.

Oh me infelice!... E fia pur ver, che il solo

figliuol mio da me vinto or non si dica,
mentr’io pur tutto il vinto mondo affreno?