Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie postume, 1947 – BEIC 1726528.djvu/187

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PREFAZIONE DELL’AUTORE1

Avendo io imposto un nome straordinario a questa mia teatral produzione, (qual ch’ella siasi) mi trovo costretto a dar brevemente ragione di essa, dichiarandone il titolo.

Tramelogedia, voce, che il tempo giudicherá poi se barbara debba riputarsi o Italiana, mi parve la piú adattata parola per caratterizzare quest’opera, della quale mi riuscirá forse piú facile il dire quello ch’essa non è, che di appurare quel ch’ella sia.

Tragedia non è; poich’ella pecca contro varie delle principali regole di un tal genere; e si prevale di mezzi che la sana Tragedia non può né deve assolutamente ammettere.

Commedia non è; poiché l’azione imita personaggi per la loro antichitá ragguardevolissimi, le peripezie ne sono dolorose, la catastrofe tragica quanto nessun’altra mai. E benché colla Pastorale sembri avere alcuna analogia, per la semplicitá dei soggetti; pure, ella se ne scosta affatto, nella condotta complicatissima e mista di molto mirabile, e nei mezzi di progredire, e nello scioglimento della favola.

Dramma non è; (intendendo questa parola nel senso adottato dal presente secolo) poiché se del Dramma musicale parliamo, questa composizione mia sí per l’unitá d’azione rigorosissima, sí per avere circa i due terzi delle sue scene scritte e recitate a Tragedia, non lo somiglia per nulla; se poi del Dramma (cioè Tragedia urbana) parliamo, essa lo somiglia ancor meno, trattandosi, come ho dianzi osservato, di personaggi eccelsi, e prevalendosi essa continuamente del mirabile e del soprannaturale.

Tragi-commedia non è; perché quella parte che in essa non è tragica, non è perciò comica in nessuna maniera.


  1. «25 Aprile 1796».