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56 vittorio alfieri


LXIV (1783).

Chi mi allontana dal leggiadro viso?
Da bellezza a modestia rïunita,
Che col semplice suo blando sorriso,
Amare a un tempo, e riverire, invita?

Chi in sì barbaro modo hammi diviso
Dalla dolce fontana di mia vita?
Da’ bei negri occhi, che il mio cor conquiso
Hanno, e la mente d’ogni error guarita?

Livor, viltade, ipocrisia, l’ammanto
Osan vestir di coscïenza pia;
E dal lor congiurar nasce il mio pianto.

Ma il dì verrà, turba malnata e ria,
Ch’io pur tornato alla mia donna accanto,
Farò sentirti se poeta io sia.

LXV (1783).

Ecco, sorger dall’acque io veggo altera
La canuta del mar saggia reina;
Che un’ombra in se di libertà latina
Ritiene, e quindi estima averla intera.

Se d’Adria all’onde ella pur anco impera,
Non suo poter, ch’ogni dì più declina,
Ma il non poter di chi con lei confina,
Esserne parmi, ed è, la cagion vera.

Pur, quai virtù sì lungamente salda
Contro all’urtare e al rïurtar degli anni
La fer, quasi alta rocca in dura falda?

Di fuor, più ch’arme, i ben oprati inganni;
Terrore al dentro, e antivedenza calda,
Spiegar le fan più là che Sparta i vanni.