Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/233

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EPOCA TERZA. CAP. XIII. 231


stura, che il caso la somministrò ottimamente [1773] temperata, risultava che io nè vi potea, nè avrei voluto potendolo, primeggiare in niun modo, ancorché avessi veduto più cose di loro. Quindi le leggi che vi si stabilirono furono discusse e non già dettate; e riuscirono imparziali, egualissime, e giuste; a segno che un corpo di persone come eramo noi, tanto potea fondare una ben equilibrata repubblica, come una ben equilibrata buffoneria. La sorte e le circostanze vollero che si fabbricasse piuttosto questa che quella. Si era stabilito un ceppo assai ben capacé, dalla di cui spaccatura superiore vi si introducevano scritti d’ogni specie, da leggersi poi dal Presidente nostro elettivo ebdomadario, il quale tenea di esso ceppo la chiave. Fra quegli scritti se ne sentivano talvolta alcuni assai divertenti e bizzarri; se ne indovinavano per lo più gli autori, nla non portavano nome. Per nostra comune e più mia particolare sventura, quegli scritti erano tutti in ( non dirò lingua ), ma in parole Francesi. Io ebbi la sorte d’introdurre varie carte nel ceppo, lè quali divertirono assai la brigata: ed erano cose facete miste di filosofia e d’impertinenza, scritte in un Francese che dovea essere almeno non buono, se