Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/48

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46 VITA DI VITTORIO ALFIERI.


[1759] mesi di assidua applicazione entrare in Terza. Ed in fatti mi vi accinsi di assai buon animo, e conosciuta ivi per la prima volta l’utilissima gara dell’emulazione, a competenza di alcuni altri anche maggiori di me per età, ricevuto poi un nuovo esame nel Novembre, fui assunto alla Classe di Terza. Era il maestro di quella un certo Don Degiovanni; Prete, di forse minor dottrina del mio buono Ivaldi; e che aveva inoltre assai minore affetto e sollecitudine per i fatti miei, dovendo egli badare alla meglio, e badandovi alla peggio, a quindici, o sedici suoi scuolari, che tanti ne avea.

Tirandomi così innanzi in quella scoluccia, asino, fra asini, e sotto un asino,io vi spiegava il Cornelio Nipote, alcune Egloghe di Virgilio, e simili: vi si facevano certi temi sguajati e sciocchissimi; talché in ogni altro Collegio di scuole ben dirette, quella sarebbe stata al più più una pessima Quarta. Io non era mai l’ultimo fra i compagni; l’emulazione mi spronava finché avessi o superato o agguagliato quel giovine che passava per il primo; ma pervenuto poi io al primato, tosto mi rintiepidivaecadea nel torpore. Ed era io forse scu sabile, in quanto nulla poteva agguagliarsi alh noja e insipidità di così fatti studj. Si traduce-